Volevano uccidere il padre, ma il papà (per fortuna) si è suicidato prima – Il nostro "doveroso tributo" a Uòlter l'africano

Dall’11 al 13 luglio 2008,  si svolse  a Roma un evento organizzato dal gruppo iMille, dal titolo enfatico: “Uccidere il padre“.

Erano presenti 25 oratori di “spicco”, “tutti accomunati dall’essere nuova classe dirigente, dall’essere innovatori nelle proprie professioni, da essere un po’ di quell’aria fresca di cui il Partito Democratico e il paese hanno bisogno”. Tra gli altri: Mario Adinolfi, Giovanna Melandri, Ivan Scalfarotto, Marco Simoni e Luca Sofri.

Per farla breve,  i Mille è (?) un’associazione piuttosto liquida (non ha nessun iscritto e una sola carica, il portavoce Marco Simoni) che lavora da qualche tempo a un progetto di rinnovamento della politica italiana di sinistra, e che ha deciso di cogliere l’occasione della nascita del PD per attuare questo progetto.

L’obiettivo dei Mille era (è?)  costruire una classe dirigente futura del PD alternativa a quella che già era stata classe dirigente dei DS o della Margherita. In quella riunione romana già Vittorio Zambardino, nel suo NETMONITOR, notò una presenza stonata: quella dell’onorevole Melandri. La circostanza indicava,  se non altro,  che al progettato parricidio avrebbe partecipato anche la zia Giovanna.

A giudicare dagli ultimi traumatici eventi nonchè dalle recenti improvvide dichiarazioni e inopportune proposte  di candidatura da parte di alcuni notabili del PD, i ragazzi de  iMille  avrebbero forse fatto meglio a progettare una assassinio plurimo, più che il  parricidio isolato.

Oltre a quella del (defunto)  padre, sarebbe stato opportuno, già da allora, pianificare l’eliminazione immediata anche del “fratellino” di Uòlter. Quel Ciccio Rutelli, già trombato a Roma, che sembra non abbia fatto alcun tesoro della dura lezione ricevuta.

Come rilevava e rileva Antonio Di Pietro,  la strategia proposta da Cicciobelllo (alleanza con l’UDC) significherebbe praticamente vedere in Sicilia il PD fare campagna elettorale, alle prossime Europee, al fianco di don Totò Cuffaro. Insomma, ci vuole senz’altro uno stomaco forte.

E col sarcastico, sprezzante, ironico “baffetto” Massimo come la mettiamo, o meglio, come la mettete?? Insomma, ragazzi, la vedo dura. Qui più che uccidere il padre, per salvare il PD, occorreva progettare una strage.

Uòlter Veltroni ha resuscitato lo psiconano, perso cinque  elezioni di fila, distrutto la sinistra. A chi toccherà finire il lavoro?

Possibile che nel Partito Democratico a rendersi conto dell’inadeguatezza conclamata di Walter Veltroni sia stato il solo Arturo Parisi? Cioè l’arzillo nonnetto, tanto per restare nell’analogia familiare.

L’unico, Arturo Parisi, che fra  le  innumerevoli ipocrite dichiarazioni di circostanza, fra i tanti  falsi attestati di stima resi oggi dai bugiardi e insinceri baroni del Partito Democratico (alcuni dei quali hanno attivamente preso parte, dietro le quinte,  alla congiura silente)  abbia avuto il coraggio di dire pane al pane e vino al vino. E cioè di come, anche nell’ultima  conferenza stampa, Uòlter abbia ostinatamente ribadito la fondatezza della sua linea, omettendo il riferimento alla lunga serie di sconfitte elettorali che sono alla base delle sue dimissioni, ed evitando un’analisi delle cause che hanno prodotto queste sconfitte.

Durante l’ultima assemblea costituente, così Parisi  apostrofò il comportamento di Uòlter: “Guardando Veltroni mi sembrava di stare nella gag di Totò. Sì, quella in cui un signore schiaffeggia Totò chiamandolo Pasquale, e più lo schiaffeggia e più Totò ride. Tanto che quello gli chiede: “Ma come, più io ti meno più tu ridi?” E Totò gli risponde: “E che sò Pasquale io? Volevo vedere dove andavi a finire”.

“Veltroni è così” aggiunse in quella occasione Arturo Parisi “Continua a pensare  che gli schiaffi che gli han dato gli elettori siano sempre diretti al governo Prodi. E in questo modo siamo arrivati al ridicolo di un Pd che continua a presentarsi come partito a vocazione maggioritaria, mentre in Sicilia prende il 12,5 per cento”.

Eravamo nel mese di  luglio 2008. Da allora altri innumerevoli, e forse irrimediabili, disastri politici ed elettorali sono stati provocati dalla pochezza di Uòlter.

Ma per finire in allegria, vi ripropongo due simpatici contributi audiovisivi.

L’indimenticabile scenetta (quella di Pasquale e degli schiaffoni) del grande principe De Curtis, citata da Arturo Parisi.

ed un simpaticissimo ironico addio  confezionato dai socialisti per l’ineffabile Uòlter

veltronello

Senza dimenticare di porgere alle vedove inconsolabile e afflitte

ed agli altri fighetti e fighette del loft, le nostre sincere condoglianze per la prematura dipartita.

Leggendo l’epitaffio politico di Uòlter: “C’era un Sindaco a Roma, in procinto di partire per l’Africa non appena concluso il mandato. Si diceva un gran bene di lui. Tagliava nastri a ripetizione e cantava nel coro del politicamente corretto…” ancora oggi i suoi “we can” boys, affranti e sconsolati, si chiedono: “Perché ti sei dimesso? Hai solo dato Roma ai fascisti, la Sicilia, l’Abruzzo e la Sardegna al centro destra, hai reso tutta la sinistra extraparlamentare, veramente… we don’t understand!!!”

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