Tu non paghi me? Io non pago te!

Debiti & più debiti: ecco come funziona quando lo Stato non paga i fornitori. Con qualche modesto consiglio, in Italia inapplicabile. In Italia moltissime aziende sono hanno problemi di liquidità perché la P.A. impiega circa 6 mesi mediamente per pagare i propri debiti con i fornitori privati.
Il problema non è limitato soltanto al sistema pubblico, in quanto il presenta spesso anche nei rapporti tra privati. Inoltre, il problema riguarda sia la P.A. centrale che i pagamenti degli enti locali: comuni, province, regioni, etc.NON SCAMBI, MA IMPOSTE – Già oggi ci sono interessi moratori abbastanza elevati nel caso di ritardi nei pagamenti, intorno al 10%.
Di fatto, i debitori possono trasformare i loro debiti a breve in un debito a medio termine, ad un prezzo piuttosto elevato legato alla penalità. In un contesto di credit crunchmaturity superiore, anche a costi elevati in termini di interessi, può non essere male, visto che fonti alternative di finanziamento, come le banche, sono restie a prestare. Per non far “marciare” i debitori bisognerebbe quindi far sì che la mora sia superiore agli interessi richiesti dal mercato per quel profilo di rischio.Nel caso del sistema pubblico esiste una soluzione alternativa piuttosto semplice. Infatti il sistema pubblico, a differenza di quello privato, non si finanzia con gli scambi ma con le imposte: in sostanza, i fondi arrivano non vendendo beni e servizi, ma mandando in giro la Guardia di Finanza.
COME FUNZIONA – Per ridurre i tempi di pagamento della P.A. si potrebbe quindi pensare di scalare automaticamente, ad esempio dopo un mese di ritardo, l’importo non pagato dalle tasse, con tanto di interessi di mora. Facciamo un esempio: l’azienda Pinco SRL fa un contratto e ha diritto a 50,000€ di pagamento dal Comune di Pallo. Inoltre l’azienda Pinco dovrà pagare nel giro di un paio di mesi 10,000€ di ICI. In questo caso almeno il 20% del pagamento può rientrare nelle casse delle aziende subito. Questo comporterebbe un certo vantaggio in termini di liquidità per le aziende. Un altro vantaggio è di natura politica: gli enti locali possono, anticipando i pagamenti di alcune aziende e posticipando quelli di altre, favorire le prime e danneggiare le seconde. Si è parlato in passato, anche se non mi risulta che la cosa sia stata confermata, di comuni che favorivano società cooperative amiche a danno delle altre società. Il sistema proposto ridurrebbe queste eventuali pratiche arbitrarie, o comunque la possibilità stessa che vengano messe in atto.
A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE – Si potrebbe lasciare al creditore l’opzione di non applicare tale diritto, cioè di non ridurre i trasferimenti di tasse automaticamente: in questo modo, se il creditore vuole, può trasformare il suo credito a breve in un credito di lungo termine ad alto tasso di rendimento, dati gli interessi di mora. Ovviamente il debitore, se non vuole pagare tali interessi, deve semplicemente pagare il dovuto. C’è un problema, e serio, nella proposta: i debiti degli enti locali. Gli enti locali hanno una potestà tributaria piuttosto limitata, visto che di fatto tutte le tasse passano attraverso lo Stato centrale. L’ideale sarebbe che il creditore non paghi le tasse locali se ha problemi di pagamento con gli enti locali, e non paghi le tasse nazionali se ha problemi con la P.A. centrale. In pratica ciò è difficile in quanto gli enti locali normalmente spendono (rectius, sprecano) soldi senza bisogno di dover passare il conto ai propri cittadini (il che provoca moral hazard, e quindi irresponsabilità).

In un paese serio gli enti locali sarebbero finanziati esclusivamente dalle tasse locali, in modo da dare ai cittadini informazioni sui costi dei servizi, ma l’Italia non funziona così, e di certo ilnon intende promuovere la responsabilità fiscale degli enti locali introducendo una riforma tanto eroica. L’unica parziale soluzione al problema – se non si vuole trasformare lo pseudo-federalismo che si profila, o la situazione attuale, in un federalismo minimamente credibile – è che le tasse statali non pagate da chi ha crediti con gli enti locali si trasformino immediatamente e automaticamente in tagli ai trasferimenti verso il basso. Se una regione, ritardando i pagamenti, causa una riduzione del gettito dello Stato di un milione di euro, i trasferimenti dello Stato a questa regione diminuiscono automaticamente della stessa cifra. Governo Berlusconi.
LA CRUDA VERITA’ – Una tale idea implicherebbe serietà dello Stato centrale quando si tratta di elargire fondi dall’alto, ma essendo poco seria di per sé l’idea stessa di pagare centralmente ciò che è speso localmente, non ci si può aspettare grande serietà dallo Stato Italiano. L’ideale sarebbe appunto che ogni spesa locale sia pagata con tasse locali, in modo che almeno in media ogni contratto corrisponda ad una tassa (ovviamente ci sono effetti redistributivi delle tasse che non possono essere compensati così: in un ente locale senza tasse sulle imprese non ci sarebbero tasse da non pagare in caso di mancato pagamento, ad esempio. Al limite si può permettere alle aziende di vendere il diritto di sconto fiscale ai contribuenti, ma, insomma, è un po’ fantascientifico, anche se perfettamente logico).
PS Sebbene ovviamente non responsabile dei miei errori, l’articolo deve moltissimo ai commenti di Retore ad una mia prima bozza estremamente superficiale.
di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst) da Giornalettismo.com
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