Rata dopo rata la casa se ne va – Pignoramenti in crescita del 30 per cento in un anno. E procedure che rendono più veloci le vendite. Così da Roma a Milano è allarme
Non paghi le rate del mutuo e la casa viene sequestrata. Un incubo per le famiglie italiane che diventa sempre più spesso realtà. Secondo i dati raccolti da ‘L’espresso’, al 31 agosto 2008 i tribunali italiani registravano in media un aumento del 30 per cento dei pignoramenti immobiliari rispetto a un anno prima.
A Milano si è passati dai 1.675 del 2007 ai 1.964 di quest’anno. Basta fare un giro per la cancelleria delle esecuzioni immobiliari del tribunale per capire l’aria che tira. Ad agosto c’è stata un’insolita attività da parte degli avvocati impegnati a salvare la casa dei loro assistiti. “La situazione sta esplodendo”, dice l’avvocato Biagio Giancola, che ha visto quadruplicare l’attività del suo studio in questa materia: “La riforma del diritto fallimentare ha snellito le procedure per arrivare alla vendita dell’immobile pignorato e l’effetto lo stiamo vedendo”. Non è più tempo di accordi con i debitori.
Chi non paga riceve le carte da bollo: a Milano nel solo mese di agosto si è arrivati a 300 decreti ingiuntivi depositati, quando lo scorso anno erano poche decine. Lo stesso accade a Roma, dove nel 2007 i decreti sono stati 1.547 (contro i 1.199 al 31 agosto del 2008), un dato che proiettato a fine anno porta a quota 1.800. A Bari (930 nel 2007, passati a 692 al 31 agosto del 2008, con una previsione a fine anno di 1.050). E a Monza, dove da 650 si arriverà a 1.300.
Una tendenza s’è dunque consolidata rispetto alle prime avvisaglie dello scorso anno. Non è del resto possibile che una crisi mondiale non colpisca in qualche modo anche l’Italia. Diverso è però l’approccio che i vari governi stanno adottando. Negli Usa per evitarne il fallimento si è optato per la nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae, i maggiori istituti di emissione, che da soli hanno concesso la metà degli 11.000 miliardi di dollari di mutui americani. In
Gran Bretagna, come negli Stati Uniti, si è arrivati a varare un piano straordinario di aiuti alle famiglie per 2 miliardi di sterline (quasi 3 miliardi di euro). E in Italia? Si è varato soltanto l’allungamento della durata dei mutui, tornando momentaneamente al tasso d’interesse del 2006. Una soluzione che consente di abbassare di qualche decina di euro l’importo della rata, ma il risparmio si paga con gli interessi in seguito.
Niente di strutturale. E intanto l’orlo del baratro si avvicina per le famiglie impegnate nel pagamento della propria casa. Il loro debito verso le banche ammontava alla fine del 2007 a 265,454 miliardi di euro, in aumento dell’8,7 per cento rispetto al 2006. E poi ci sono gli altri debiti contratti sotto forma di credito al consumo, per 98,589 miliardi di euro, in aumento dell’11,3 per cento sul 2006, e prestiti personali e altri affidamenti per un totale di oltre 500 miliardi che gravano sulle famiglie. Oltre agli interessi. E poco importa se il tasso d’indebitamento (il rapporto tra debito e ricchezza disponibile) in Italia è al 50 per cento, contro il 74,3 per cento della Francia, il 100 per cento della Germania e il 169 per cento della Gran Bretagna.
Ma il problema in Italia è diventato ormai esplosivo. Non bastano più neanche gli ammortizzatori sociali forniti dalla famiglia alla quale ci si rivolge per un prestito. Si gratta il fondo del barile, come dimostra l’emorragia dei riscatti dei fondi d’investimento, classici salvadanai rotti nel momento di difficoltà. E allora che succederà in futuro? A breve la situazione peggiorerà ancora, visto che i pignoramenti arrivano in tribunale dopo uno o due anni dall’effettiva sospensione dei pagamenti delle rate. E, dato che la crescita del Paese è ormai negativa, non pare proprio che la disponibilità economica delle famiglie italiane possa aumentare a breve.
di Maurizio Cannone
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