Proteggere la propria salute e quella del pianeta

I prodotti di igiene corporale ed i cosmetici devono rispettare una precisa legislazione. Ma è meglio sceglierli con attenzione, poiché alcuni tra loro non curano né la salute né l’ambiente (sostanze tossiche o allergeni, inquinamento dell’aria e delle acque, produzione eccessiva di rifiuti, minacce alla bio-diversità).

Cocktail chimico?

Formaldeide, ftalati, solventi (toluene), sostanze organiche alogene, acrilati: sono diversi esempi di molecole tossiche che si possono trovare nei cosmetici, in particolare smalti per unghie, rossetti, deodoranti, shampoo, saponi e creme idratanti. Queste sostanze sono sospettate di favorire le allergie, di perturbare il sistema endocrino e di danneggiare gli organi interni e il sistema nervoso. Per i prodotti di cura corporea e per i cosmetici, non esistono marchi ufficialmente riconosciuti Si trovano però, sul mercato alcuni marchi che rispettano criteri ecologici e sociali o unicamente ecologici.

Quale imballaggio?

Le piccole scatole possono essere recuperate come carta riciclata. In quanto ai prodotti ricaricabili, limitano i rifiuti da incenerire. Sono da evitare, se possi-ile, i doppi imballaggi inutili.

Una nube da respirare?

I vaporizzatori a pompa (o le bombole aerosol il cui gas propulsore è aria) non degradano l’atmosfera. I deodoranti e gli antitraspiranti esistono anche sotto forma solida o liquida, ciò che evita dl inalare quotidianamente una nuvola di aerosol.

Veramente necessario?

I prodotti per fare la schiuma all’acqua del bagno, che la profumano e la colorano, aggiungono diverse sostanze di sintesi nelle acque usate, rendendole ancora più difficili da depurare.

Colore e profumo?

La carta igienica non sbiancata con il cloro, senza profumoe senza decorazioni immette meno sostanze inquinanti nelle acque di scarico.

Quale olio ?

Non è raro trovare nei cosmetici tracce di olio di visone, di tartaruga, di capodoglio o di balena – animali minacciati di estinzione. Viene utilizzato frequentemente anche l’olio di palma, prodotto da monocolture grandi consumatrici di concimi sintetici e di pesticidi. L’olio di jojoba, estratto da un albero coltivato in zone aride, costituisce una valida alternativa per preservare la bio-diversità; la sua coltivazione contribuisce anche a frenare la desertificazione.

Gel o sapone ?

Un sapone da 250 gr permette tanti utilizzi quanti 4 flaconi di gel doccia da 250 ml.

Disinfettante

Alcuni saponi e dentifrici contengono del triclosan, un prodotto antibatterico sospettato di favorire la resistenza dei batteri agli antibiotici.

Disinfettanti superflui

I prodotti di igiene corporale dalle proprietà antimicrobiche sono motto popolari. Questa moda non è senza conseguenze sulla resistenza dei batteri agli antibiotici, un fenomeno che assume un’ampiezza inquietante. Ma i prodotti che contengono disinfettanti, per esempio il triclosan, non sono più efficaci nell’eliminare i microbi dei saponi tradizionali utilizzati in modo consapevole (lavare le mani dopo essere andati alla toilette e prima dei pasti ecc.). Essi dovrebbero essere riservati all’uso medico. L’ossessione della disinfezione può avere effetti perversi. Le ultime ricerche mostrano che l’esposizione naturale dei bambini ai germi e alle polveri rinforza le loro difese immunitarie e diminuisce i rischi di allergie e di reazioni cutanee.

Pensare alle acque e ai pesci

Ricercatori canadesi, inglesi e tedeschi hanno trovato residui di sostanze farmaceutiche e di prodotti di cura corporea nei fiumi e nei laghi, in particolare agenti di protezione solare, disinfettanti, ormoni e fiatati (utilizzati per dare al prodotto un’apparenza brillante e fluida). La forte diminuzione dei pesci nei corsi d’acqua si spiega in particolare con il”cocktail chimico” sempre più variato che vi viene scaricato. I cosmetici e i prodotti di igiene corporea non sono i principali responsabili, ma contribuiscono al problema dato il loro grande impiego.

Un buon utilizzo dei cosmetici

I cosmetici possono comportare un rischio per la salute, in ragione della loro composizione chimica o in seguito ad un utilizzo inadeguato. Vista la diversità delle sostanze che entrano in gioco, è difficile raccomandare un prodotto piuttosto che un altro. Ma si può indicare un certo numero di regole da osservare:

  • Leggere attentamente il modo d’uso e le avvertenze
  • diffidare delle proprietà terapeutiche attribuite ai cosmetici: non sono dei medicinali
  • se si prova un prodotto per la prima volta, testarlo prima su una piccola superficie di pelle e attendere almeno 24 ore (in particolare per icoloranti dei capelli)
  • smettere immediatamente l’utilizzo se si manifestano segni di intolleranza (rossori, irritazioni ecc.) e consultare un medico se la reazione perdura
  • conservare i cosmetici al riparo dal calore, dall’umidità e dalla luce (rischi di sviluppo di batteri e di degradazione del prodotto)
  • sbarazzarsi dei cosmetici che non hanno più l’aspetto, il colore o l’odore del prodotto originale
  • non condividere i cosmetici, al fine di evitare ogni trasmissione di batteri a un altro utilizzatore
  • tenere i cosmetici fuori dalla portata dei bambini.

Spray e strato di ozono

Nel 1985, alcuni ricercatori scoprirono nello strato di ozono un enorme buco che permetteva ai raggi solari pericolosi (ultravioletti) di raggiungere facilmente i l suolo. Colpevoli: i gas “CFC” (Cloro Fluoro Carburi), utilizzati in particolare in frigoriferi, spray e schiume isolanti. Di fronte a questa minaccia, annunciata da molto tempo dagli scienziati, diversi Stati adottarono nel 1987 il Protocollo di Montreal. Entrato in vigore nel1989, questo testo stabili un calendario destinato ad abolire l’utilizzo dei CFC entro pochi anni. È questo un buon esempio di concertazione internazionale in favore dell’ambiente. Gli spray per cosmetici che utilizzavano i CFC, oggi ne sono esenti. Ma data la persistenza dei CFC nell’atmosfera, il famoso buco dovrebbe ancora crescere per uno o due decenni, prima di richiudersi poco a poco.

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9 dicembre 2007 alle 11:24 pm

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