Pignoramento dello stipendio con cessione e separazione – a volte conviene
Sono un lavoratore dipendente su cui incombe, mi dicono, il pignoramento dello stipendio. Attualmente percepisco circa 1700 euro netti al mese.
Anni fa ho ceduto il quinto dello stipendio per far fronte ad una grave malattia che mi ha colpito all’improvviso (fanno tutte così) e per la quale era necessario sottoporsi a cure costose ed urgenti; cure non prestate, nella mia regione, dal Sistema Sanitario Nazionale e altrove disponibili ma, con liste di attesa incompatibili con i tempi di evoluzione della malattia. In conseguenza della cessione del quinto, attualmente, mi viene operata una trattenuta di 300 euro mensili.
Sono separato ed in forza alla sentenza di separazione corrispondo alla mia ex moglie 600 euro, ogni mese. Più 200 euro per il mantenimento della mia piccola stella. Si chiama Alessia e ha due grandi occhioni azzurri. Almeno così mi sembra di ricordare. E’ da tanto che non la vedo perché vive con la mamma in un’altra città ed io non posso permettermi di viaggiare spesso e pagarmi un albergo durante il soggiorno.
Non ho casa di proprietà, ma pago un affitto, in nero, di 400 euro al mese. Mi restano praticamente 100 euro per mangiare, comprare qualcosa ogni tanto con cui coprirmi, pagare il condominio (il riscaldamento è centralizzato) e l’abbonamento della metro per recarmi al lavoro. Non ho ovviamente la macchina, cosa che reputo uno dei pochi vantaggi legati alla mia condizione: muoversi a piedi fa bene alla salute, dicono.
Altro aspetto decisamente positivo della situazione in cui verso è rappresentata dal fatto che ho dovuto smettere di fumare: non posso permettermi il lusso delle sigarette. Di tanto in tanto però, lo confesso, punto qualcuno che fuma per strada e mi metto a seguirlo come un’ombra. Se il vento non mi è sfavorevole, riesco a ricordare il piacere di qualche boccata.
Ed anche a trigliceridi e colesterolo penso di essere sistemato abbastanza bene: non metto insieme il pranzo con la cena, mangio una volta al dì, rigorosamente pasta in bianco con un filino d’olio. La domenica una fettina con insalata, ma tutto dipende se nella settimana precedente non mi si sia guastata la lavatrice, il frigo o qualche rubinetto non abbiano cominciato a fare i capricci e se non mi si sia trovato le suole delle scarpe bucate. Quando capita un contrattempo così, si cena (o pranza) col zuppone di latte.
Negli ultimi tempi ho messo da parte qualcosina rinunciando a comprare l’abbonamento della metro; si tratta di circa 30 euro al mese. In pratica mi accodo a chi è in possesso del titolo di viaggio e con un’incollatura (l’esperienza si acquisisce solo con la pratica) riesco a superare il tornello prima che si chiuda e senza finire addosso a chi mi precede. Devo dire che ormai sono abbastanza bravo e colgo l’occasione che qui mi fornite per salutare e ringraziare Tom e Jerry, due senegalesi da cui ho appreso, osservandoli in azione, come muovermi.
Nonostante i salti mortali, però, non riesco sempre a far quadrare il bilancio. Le medicine, affinchè il mio stato di salute mi consenta comunque di recarmi al lavoro, devo comprarle e non ho l’esenzione dal ticket. La mia ex moglie mi chiede spesso di contribuire a pagare la retta per l’asilo nido di mia figlia e la mensa scolastica, così come stabilito dal giudice nella sentenza di separazione. Anche a lei, a dire tutta la verità, non gira troppo bene, ed ormai i Comuni tirano la cinghia elevando sempre più la soglia di reddito sotto la quale si ha diritto a qualche beneficio o contributo.
Insomma, per non portarla troppo per le lunghe, per pagare le spese non prevedibili e non rinviabili cinque anni fa ebbi la malaugurata idea di chiedere un primo prestito personale in banca. Mi fu accordato, devo dire, senza troppi problemi con una rata di circa 250 euro mensili da pagare per dieci anni. Non avendo capienza nel reddito da lavoro dipendente che percepisco, per le ragioni che vi ho appena descritto, ho utilizzato buona parte dei danari ricevuti per pagare il debito.
Poi anche quelli son finiti ed allora, per non diventare un cattivo pagatore e per onorare il primo debito, ho acceso un altro prestito presso una finanziaria. Questo due anni e mezzo fa, più o meno. Trecento euro al mese, sempre per dieci anni. Anche in questa occasione i soldi mi sono serviti più che altro per far fronte al pagamento del primo e del secondo prestito. Beh, confesso che qualcosa l’ho utilizzata anche per andare a trovare mia figlia e farle un pò di regalini.
Ora sono arrivato alla bancarotta. Devo pagare ogni mese 550 euro a banca e finanziaria. Soldi che non ho. In più c’è Equitalia che mi chiede la TARSU per gli ultimi sei anni (non l’ho mai pagata) ed il rimborso delle detrazioni (più sanzioni ed interessi) per prestazioni specialistiche che l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto non dovute. Si viaggia intorno ai 5 mila euro di debito.
Mi hanno detto che Equitalia, la banca e la finanziaria possono procedere al pignoramento dello stipendio. Ed allora la domanda è: mi consigliate un treno del metrò, il primo TIR sulla strada statale o un cocktail di sedativi? Per quest’ultima opzione abbiate la cortesia di indicarmi almeno prodotti che ”passi la mutua”. Grazie
Ad essere sincera, e dando forse l’impressione di voler apparire provocatoria, io non la vedo poi così tragica, la sua situazione. Cerchiamo di analizzarne il motivo.
La metà di 1700 è 850. Primo, non possono pignorarle più di 850 euro.
Secondo, poichè la cessione del quinto (300 euro) è precedente agli eventuali pignoramenti, la capienza per questa tipologia di azioni esecutive si riduce a 550 euro.
Terzo, poichè l’importo di 800 euro che corrisponde a sua moglie ed alla figlia è un credito alimentare, non è pignorabile ed inoltre deve avere capienza nella metà dello stipendio del lavoratore dipendente debitore.
Conclusioni: 300 + 800 fanno 1.100 euro. Lei eccede di 250 euro il massimo (850 euro) che dello stipendio netto percepito dal lavoratore dipendente può essere destinato a cessioni (ottenute prima dell’azione esecutiva), a crediti alimentari (mantenimento per il coniuge separato e i figli), a crediti speciali (quelli vantati dalla Pubblica Amministrazione attraverso Equitalia, nel suo caso TARSU e rimborsi IRPEF per detrazioni non dovute), a crediti ordinari (prestiti da banche e finanziarie).
Volendo semplificare, può, se ne ha l’intenzione, presentare in Tribunale un’istanza di revisione dell’importo relativo all’assegno alimentare corrisposto alla sua ex moglie ed alla figlia, per ottenere una riduzione da 600 a 350 euro.
Se, invece, Equitalia, la Banca, o la Finanziaria promuovessero un’azione di pignoramento dello stipendio presso il suo datore di lavoro dovranno attendere, con un pò di pazienza, che lei concluda il piano di ammortamento definito in occasione della cessione del quinto, o, in alternativa, dovranno sperare che la sua ex moglie “tiri le cuoia” quanto prima.
Può dunque tranquillamente smettere di pagare banche e finanziarie per i prestiti che le hanno erogato (avrebbe potuto farlo anche prima) continuare, per ora, a fruire gratuitamente del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (anche in considerazione del fatto che lei di spazzatura ne produce davvero poca) e a rimandare il saldo per il rimborso delle detrazioni IRPEF indebitamente fruite per cure mediche (come afferma l’Agenzia delle Entrate).
Queste le buone notizie. Quella cattiva è che dovrà comunque chiedere il supporto di un avvocato. Infatti la procedura esattoriale – quella di cui si avvale Equitalia per il pignoramento dello stipendio – non passa al vaglio del Giudice per la quantificazione dell’importo pignorabile. Per cattiva abitudine ad Equitalia poco importa di eccedere i limiti di pignorabilità per stipendi e pensioni previsti dalla legge. Ne consegue che lei sarà costretto a ricorrere al Giudice per le Esecuzioni qualora Equitalia decidesse di pignorarle lo stipendio nella misura di un quinto. Nonostante, per ora, non vi sia capienza.
Una riflessione si impone. In alcune circostanze una cessione del quinto ed una separazione legale con assegno di mantenimento al coniuge, rendono di fatto, impignorabile lo stipendio. Almeno per il tempo in cui i due obblighi permangono.
Per concludere, se poi le facesse comodo ottenere uno sconto rilevante sull’affitto in nero che adesso corrisponde, le suggerisco di dare una lettura a questo articolo.
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