Ma anche Dio è andato in vacanza? Dopo la frattura al polso per Papa Benedetto, multa per eccesso di velocità a tre suore che si recavano in ospedale a fargli visita …

La nostra opinione, e confidiamo anche quella della Conferenza Episcopale Italiana – che sicuramente interverrà autorevolmente sulla spinosa questione – è che quella multa blasfema non si doveva fare, nè ieri, nè mai!
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A questo punto è lecito porsi l’interrogativo.
Dopo l’incidente occorso a Papa Benedetto XVI durante le meritate vacanze in quel di Aosta, la sfortuna sembra ancora perseguitare il Pontefice e coloro che, preoccupati per la salute di Sua Santità, si precipitano all’Eminente capezzale.
Consoliamoci pensando che le contravvenzioni, almeno quelle, vengono elevate anche a chi ha tantissimi santi in Paradiso.
Ma veniamo ai fatti. Ben 375 euro di multa, oltre alla sospensione della patente per un mese, è stata la sanzione irrogata ad una religiosa che, insieme a due consorelle, aveva deciso di recarsi ad Aosta in auto ieri pomeriggio, immediatamente dopo aver appreso la notizia dell’incidente di cui era stato vittima il Santo Padre e il conseguente ricovero in ospedale di Sua Santità.
Hanno viaggiato in autostrada, a più di 180 chilometri orari, tanta era la loro apprensione. Le religiose, però, non avevano fatto i conti con la Polizia Stradale, che le ha fermate e multate all’altezza di Quincinetto (Torino) per l’elevata velocità.
«Patente e libretto» ha intimato l’agente della polizia stradale – non senza imbarazzo – alla religiosa con il piede pesante sull’acceleratore. «Correvate parecchio» ha poi aggiunto.
«Figliolo, ha ragione – è stata la risposta di suor A.M., una salesiana di 56 anni, che era alla guida – andavamo di fretta perchè siamo seriamente preoccupate ed infinitamente angosciate per la salute del Santo Padre».
Tuttavia, questa nobile spiegazione non ha evitato alla spericolata ed incosciente suora, la multa di 375 euro e la sospensione della patente per un mese, come già scritto.
Successivamente le tre monache hanno potuto raggiungere Aosta per sincerarsi di persona delle condizioni di salute di Papa Benedetto. La conducente, infatti, aveva lasciato il volante, per il prosieguo del viaggio, ad un’altra consorella patentata di 65 anni (l’altra passeggera, anche lei suora, ne aveva 78) con una minore propensione, si spera, a confidare nella protezione divina per i danni che una velocità così sostenuta può arrecare a sé stessi e agli altri.
“Faremo ricorso al giudice di pace – spiega Anna Orecchioni, avvocato di fiducia della suora con vocazione alla “formula uno”- per chiedere la sospensione della multa e soprattutto la restituzione della patente”.
Auguriamoci che almeno in sede di ricorso Qualcuno (un pò distratto in questi ultimi giorni, per la verità) faccia sentire la propria influenza al Giudice di Pace.
Per quanto riguarda il poliziotto che ha elevato la “blasfema” contravvenzione, la speranza è che faccia la fine di Otello, il vigile motociclista interpretato dal mitico Alberto Sordi. Perchè la nostra opinione, e confidiamo anche quella della Conferenza Episcopale Italiana – la quale non mancherà di intervenire autorevolmente sulla spinosa questione – è che “quella multa non s’aveva da fare, nè ieri, nè mai!”
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Suor Spericolata: «Io veloce? Ero in ansia per il Papa…»
Per tutti adesso è suor Schumacher, sorella Velocità, con la passione per le corse spericolate. A bordo della sua utilitaria – una Ford Fiesta – è stata fermata da una pattuglia della Polstrada mentre a 180 chilometri all’ora sfrecciava in autostrada da Torino verso Aosta per verificare di persona, sapete come sono premurose certe sorelle, le condizioni di salute del Santo Padre. Quando ha tirato giù il finestrino e gli ha sorriso, l’agente della polizia stradale non voleva credere ai suoi occhi.
Lo spericolato guidatore non era un neo patentato con la passione per la velocità, né un manager in carriera sempre di fretta e perennemente in ritardo, ma una suora in abito nero, il crocefisso al collo e le mani ben salde, forse persino troppo salde, sul volante. Lei lo ha guardato dritto negli occhi e in modo gentile ma nello stesso momento scocciato per l’imprevisto, gli ha detto: «Figliolo ci scusi, ma abbiamo parecchia fretta, dobbiamo arrivare ad Aosta al più presto. Abbiamo appena saputo che il Santo Padre si è rotto un polso, per questo stiamo andando da lui». Benedetta giustificazione, che però non è contemplata nel codice stradale e non è bastata per evitare ad A.M. – 56 anni di Torino – una multa di 375 euro e la sospensione della patente per un mese.
Ma suor Schumacher non ci sta e intende dar battaglia per rivendicare una motivazione sacrosanta e, ai suoi occhi, insindacabile: «Abbiamo sentito alla radio la notizia dell’infortunio del Papa e ci siamo subito messe in viaggio. Temevo di arrivare tardi, forse per questo ho superato il limite di velocità ma non me ne sono accorta. Lo so che non bisogna andare così forte – ha proseguito la suora torinese – ma la notizia del ricovero di Sua Santità ci aveva messo davvero in ansia».
Non si rassegna e non sembra neppure pentita suor Velocità, che ribadisce convinta: «Non ho una macchina particolarmente potente e poi superavo il limite di appena dieci chilometri. Credo di non meritare questa sanzione, farò ricorso al giudice di pace». L’agente della Polstrada però, non poteva fare altrimenti: gli automobilisti indisciplinati vanno multati, anche se indossano l’abito talare. E così questa volta – con non poco imbarazzo – è toccato a lui tirar fuori le sue capacità oratorie e fare una bella predica: «Sorella, mi perdoni ma lei stava andando ad una velocità non consentita dalla legge».
E dopo il controllo di patente e libretto ha proceduto con il verbale. A quel punto, anche se a malincuore, per raggiungere il Papa suor Shumacher ha dovuto cedere il volante ad una delle consorelle che l’accompagnavano.
Quando venerdì 17 sono partite dal convento torinese delle salesiane, certo le tre suore non immaginavano che avrebbero vissuto il loro quarto d’ora di vita spericolata. E hanno un bel dire recitando il rosario: «Si trattava di un’emergenza».