Le famiglie indebitate e il business del recupero crediti
I bollettini si cumulano, qualcuno si perde fra altre carte. E a una scadenza se ne aggiunge un’altra. E un’altra. Fino a perdere il conto. La crisi si misura anche così: a rate mensili per saldare una spesa, che alimentano nuove rate per pagare un nuovo prestito necessario a coprire la spesa della spesa. In gergo la chiamano “la staffetta dei debiti”. Un circolo vizioso. Una spirale drammatica in cui circa un milione di famiglie italiane si trova a vivere.
Famiglie normali, con due redditi in media, e spesso un mutuo per la casa. Primo onere da adempiere, cui si sommano però molti altri, voluttuari o necessari. Le spese aumentano, e a un certo punto il ricorso al credito è l’unico bancomat possibile. «Assistiamo a un’organizzazione a grappolo del debito familiare – spiega Maurizio Fiasco, Consulta Nazionale antiusura – per cui si contraggono debiti con le finanziarie quando non si riesce più a pagare la rata del mutuo o si deve far fronte alle spese impreviste provocate dalla malattia di un familiare o dalla perdita del lavoro e dalla cassa integrazione». Rischio frequente in tempi di crisi. Secondo una stima della Consulta, elaborata a partire da una precedente ricerca, già nel 2006 le famiglie a rischio erano oltre 900 mila.
Le origini del fenomeno potrebbero essere ricercate nell’eccesso di consumi, e nell’inseguimento compulsivo di uno standard di vita che non contempla alcuna rinuncia. Ma secondo la Consulta il problema non nasce dall’iperconsumismo. «La maggior parte delle famiglie italiane – dichiara l’esperto della Consulta – non si rivolge alle società di credito al consumo per acquistare una vacanza o cambiare la macchina. Occorre sfatare il mito dell’iperconsumismo: chi chiede un finanziamento lo fa per salvare un investimento fondamentale, come la casa». Il problema sono i tassi d’interesse applicati dalle finanziarie: tassi più alti rispetto a quelli stabiliti, dal ministero del Tesoro come soglia per gli investimenti immobiliari, perché fanno riferimento a una categoria di operazioni diversa. «Il tasso soglia per i mutui con garanzia ipotecaria stabilito dal ministero per il trimestre in corso è dell’8 per cento – spiega Fiasco – mentre quello per crediti personali è del 14,8 per cento. Di fatto, chi chiede l’aiuto di una finanziaria per pagare le rate del mutuo, stipula un contratto molto più oneroso rispetto a quello originario». Non solo. Quando a un certo punto si cominciano a cumulare le rate, si paga in ritardo, e scattano gli interessi di mora, in tal caso il debito cresce senza controllo.
«La legge regolamenta gli interessi per le operazioni tipiche, ma non gli interessi di mora – osserva ancora Fiasco – c’è un vuoto normativo al riguardo che finisce per favorire le società di credito, e portare i cittadini a un indebitamento progressivo e drammatico».
È in questo scenario che si fa largo inoltre il business delle società di recupero crediti. «Queste società hanno iniziato a diffondersi negli ultimi cinque anni: le banche, anche per adeguarsi alle normative, hanno iniziato a vendere le loro posizioni di credito ad altri operatori – spiegano dalla Consulta – e questi operatori non si fanno scrupoli: agiscono con metodi aggressivi, telefonano con insistenza a casa, cercano di parlare con i figli piccoli per mettere a disagio i genitori, si presentano sui pianerottoli dei condomini e parlano a voce alta del debito o bussano alla porta dei vicini per far crescere vergogna e imbarazzo nelle loro “vittime”». Senza contare lettere e telegrammi. Attraverso un preciso percorso psicologico e di comunicazione lavorano dunque per esercitare una pressione fortissima sulle famiglie.
«Almeno il 50 per cento delle persone che si rivolgono a noi raccontano di aver subito fortissime pressioni da agenti di società di recupero crediti -racconta Luciano Gualzetti, presidente della Fondazione San Bernardino, presente in Lombardia – Noi cerchiamo di contattare queste società per tutelare i nostri utenti e qualche volta riusciamo a ottenere dei risultati, ma con grande fatica». Negli ultimi la Fondazione, che ha l’obiettivo di assistere e sostenere chi si trova a rischio usura, ha registrato un’affluenza crescente: centinaia le famiglie che si sono rivolte ai centri di ascolto sparsi nel territorio per chiedere consiglio e aiuto. «È un fenomeno che sta stravolgendo la vita di molte persone -commenta Gualzetti- è necessario creare una nuova rete del credito, a livello nazionale, una rete monitorata però, che si occupi anche dell’educazione finanziaria. Le famiglie devono essere supportate non solo quando già debitrici, ma molto prima di diventarlo».
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