La tua vita in 30 comode rate – Un viaggio nell’Italia che vive a credito

ricuperatiIl debito è una ragnatela in assenza di ragno. È una ragnatela perfetta. Dopo, c’è la caduta.

Questo libro si ferma al punto in cui le persone cominciano a cadere. Questo libro è un quartiere di persone indebitate fino al collo.

È una raccolta di voci intrecciate l’una all’altra da vincoli economici e narrativi – e in mezzo, c’è il credito al consumo.

È l’immersione di uno scrittore nei luoghi in cui la curva del benessere italiano ha iniziato a incrinarsi, dove a ogni finestra e dietro ogni porta vivono debitori e creditori, uomini e donne che prestano e chiedono denaro, vivono di espedienti per ‘fregare le banche’, recuperano crediti, saldano un conto in rosso e ne aprono subito uno nuovo.

Non sanno e non vogliono rinunciare all’illusione del lusso e si offrono in pasto alla complessa divinità del denaro fantasma.

Le loro sono storie di tutti i giorni, storie di persone nascoste e insieme comuni – le nostre storie.

Di seguito pubblichiamo il capitolo ”L’Offerta” per gentile concessione degli Editori Laterza.

Questo libro è un quartiere pieno di persone indebitate fino al collo – un quartiere reale: e nel contempo un quartiere ideale, fatto di simili. Il centro di questo libro è il credito, e in particolare il credito al consumo, – la pratica, ormai comune per le nostre banche e finanziarie, di prestare soldi allo scopo esclusivo di acquistare beni poco durevoli.

Chiamerò il credito l’Offerta – perché ha una natura prodiga e gentilissima, squillante come una banda militare e apparentemente felice come una bandiera gialla. L’Offerta è una struttura: una serie di decisioni: una serie di persone da una parte e dall’altra. Sono i soldi prestati in Italia, nel primo decennio del Ventunesimo Secolo.

È il denaro che gli italiani hanno cominciato a noleggiare furiosamente – con tassi di crescita, per gli istituti e le finanziarie che li hanno finanziati, del 300 per cento, di anno in anno, in tutti i settori che, in questo particolare mercato, includono elettrodomestici, vacanze, eventi speciali, bisogni speciali. Gli eventi speciali sono i matrimoni. I bisogni speciali sono l’improvvisa necessità di cinque, dieci, quindicimila euro.

Ma non sono affatto speciali. Sono regolari. Il credito al consumo è un quartiere di Torino chiamato Crocetta, ma è anche un luogo intercambiabile, asportabile e impiantabile dovunque si ritenga opportuno, a Milano, a Genova, a Roma, a Bari. Basterebbe sollevarlo come il tassello di un puzzle, e inserirlo nell’ordine di altre città italiane. Farebbe lo stesso effetto. Questo luogo inizia con un corso chiamato Rosselli e finisce con un corso chiamato Vittorio Emanuele. A est e ovest, corso Mediterraneo e corso Re Umberto. Benvenuti nel quartiere dove i soldi hanno appena iniziato a smettere di trasformarsi in elementi stabili: oggetti di proprietà: muri di proprietà. Dove la curva del benessere italiano ha iniziato a incrinarsi. Dove i soldi hanno prodotto il passato dopo aver prodotto diverse parentesi di futuro, e ora hanno iniziato a produrre una linea tratteggiata di presente – un presente-altalena: l’oscillazione del debito, del credito al consumo.

Vivono qui i professionisti, le famiglie solide della buona borghesia, i figli dei militari d’alto rango, una parte della classe intellettuale: una consistente parte di italiani che ha cambiato un’atmosfera sociale o due nel corso di una sola vita. I protagonisti del libro hanno a che fare, fisicamente, con questo quartiere. Non è un libro sull’usura. Non si tratta di quel tipo di disperazione finanziaria. È l’abisso dei benestanti, che come in una sintesi araldica, mette in abisso la più generica disperazione di massa.

A un certo punto ho capito che tutte le persone che ho incontrato indagando ai confini di questo circo – il Microcredito dello Spreco, uno dei nomi possibili, quello che mi convinceva per la sua esattezza – avevano a che fare con la Crocetta. E non solo: molte di loro si sono conosciute, hanno avuto a che fare le une con le altre. E hanno calpestato il suolo di questo quartiere, in diversi momenti della giornata e della propria vita. Anch’io l’ho calpestato – almeno nella memoria, ma non solo. Anche l’io che ha messo insieme queste storie ha avuto la pesante inclinazione a sotterrarsi nei debiti normali.

I debiti sfiancano il paesaggio interiore, lo cacciano dentro se stesso, lo rimestano – il denaro prestato deglutisce i nostri debitori. Quello che state per leggere è la veduta dall’esterno, una ricerca di simili fatta a piedi. Una ricerca empirica messa in forma di racconto – cos’altro potrebbe essere, un libro narrativo così direttamente adagiato sulle forme di ciò che esiste per davvero, che per davvero ha un nome e che per davvero affonda in fatti realmente accaduti? Nessuno, quando parla di denaro prestato, richiesto, non restituito, a lungo inseguito, ama comparire con le proprie generalità, così i cognomi e gli indirizzi sono stati deformati.

Il denaro, assente o presente, è un ente parlante anche quando sembra silenzioso: come le atmosfere tra gli individui, come i ricordi non registrati, come tutto ciò che è fondamentale e impalpabile, ma in misura ben più tosta di qualsiasi fenomeno impalpabile e fondamentale, il denaro – o almeno: la sua verità – necessita di finzione. Ecco perché la raccolta di voci che avete tra le mani potrebbe facilmente assumere le sembianze di una visione.

Dentro la visione, proprio sotto il livello di fragilità, ci sono anch’io. Intorno ai ventidue anni ho passato un periodo in cui non riuscivo a giudicare una giornata felice senza poter spendere un po’ di denaro, e indebitarmi per averne sempre a disposizione. Eppure avevo l’apparenza di una persona sensibile, e spesso nelle tasche portavo libri di Tommaso Landolfi e Delmore Schwartz.

Ma avevo lo stesso tipo di tossicodipendenza da piccole somme di denaro di quelle adolescenti che si spogliano davanti a una webcam in cambio di una ricarica sul telefono cellulare. Ero malato: soffrivo di tendenza all’abuso di microcredito dello spreco. Mi sono indebitato. Non ho pagato. Qualcuno ha cercato di recuperare i soldi che dovevo restituire. La cifra prestata giungeva sul conto rapida e fosforescente.

Dopo qualche mese di rate non pagate mi svegliavo la notte con la cifra che non era più fosforescente ma soltanto lenta, tutto diventava complicato e schiacciante: respiro bloccato: asma: diffidenza mutuale fra l’aria che entra e quella che esce, fra le risorse immesse e quelle bruciate. Nessuno mi ha fatto del male – ho solo sentito tanta stupida paura per qualche mese, per circa un anno. Ho chiesto soldi in lire e me li hanno chiesti indietro in euro. È tutto iniziato da lì. Vivevo alla Crocetta con mio padre. Qualcuno, alla fine, ha rimesso i miei debiti.

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12 maggio 2009 alle 7:13 am

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