La Stagflazione – un articolo di William Longhi scritto il 17 marzo

Ovvero, “Siamo tutti in una fogna, ma noi guardiamo le stelle”

ovvero, “Il TITANIC affonda e l’orchestra continua a suonare”

Recessione. Paura, eh? Gli operatori hanno paura. I risparmiatori hanno paura. I governi hanno paura e pure le banche centrali. Eppure la recessione, ormai, la scontano un po’ tutti i mercati. Dicono che ha deluso il piano fiscale di Bush, che per la verità vale circa 145 miliardidi dollari, l’1,0% del pil Usa, mica poco. Se aggiungiamo la Fed pronta a tagliare i tassi in modo sempre più energico, ci si dovrebbe chiederecosa si vuole di più. La verità è che questa recessione appare sempre di più una porta aperta verso l’ignoto.

O forse, peggio, verso qualcosa di terribilmente noto. Ad esempio, la stagflazione, cioè la recessione a braccetto fatale con l’inflazione galoppante. La stagflazione è l’innominabile mostruosità di cui si sussurra periodicamente, fra risatine nervose e mutismi pensosi, dall’ormai lontana crisi del 2000 dei titoli “high tech” in Usa. Da quando oro, petrolio e materie prime hanno iniziato a correre al rialzo, senza più freni. Come la Grande Crisi del ’29,la stagflazione degli anni ’70 sembrava doversi archiviare come fenomeno irripetibile in futuro. Abbiamo imparato la lezione, si dice spesso, e certe cose vanno derubricate come puri eventi storici da dibattiti accademici. E però… e però c’è qualcosa nell’aria che si respira quotidianamente sui mercati finanziari di tutto il mondo, una specie di tremore sulle labbra degli analisti e degli operatori. L’attesa per qualcosa che potrebbe essere quasi giunta a maturazione. Si cerca di esorcizzare certi timori guardando fiduciosi alla solida fermezza di Trichet sulla stabilità dei prezzi, ascoltando immoti e riverenti le dichiarazioni lucide di Bernanke, aspettando speranzosi l’esecuzione del piano di rilancio appena reso pubblico da Bush junior; magari anche la rivalutazione dello Yuan e l’aumento dell’offerta di petrolio dell’Opec.

Ma la realtà parla un linguaggio scarno e privo di ambiguità: le borse di tutto il mondo vanno in picchiata, anticipando una congiuntura che già ora è critica e che per il futuro si annuncia plumbea. E i prezzi continuano a salire, un po’ ovunque. Le statistiche elaborate per monitorare l’inflazione sembrano costruite apposta per depositare un velo grigio sulle dinamiche reali dei prezzi. Ma ogni cittadino ha una percezione chiara e inequivocabile del suo potere d’acquisto: almeno dal 2000 ad oggi, in Eurolandia come in Usa o in Gran Bretagna, tutto ciò che può finire nella borsa della spesa ha visto crescere il proprio prezzo di mercato. Pane e pasta, frutta e verdura, servizi e abbigliamento, tariffe pubbliche, immobili, terreni, giocattoli, biscotti, luce, gas. La lista non ha fine. Solo lì dove innovazione tecnologica, produttività crescente e concorrenza hanno agito con continuità, è stato possibile vedere lo spettacolo ormai rarissimo dei prezzi discendenti: Pc, televisori, alcuni elettrodomestici, cellulari e ammennicoli tecnologici di variata natura. Peccato che si tratti di beni di consumo durevole, e spesso con una domanda ormai satura. Ma quando è iniziato tutto questo? Quando è successo che ci siamo distratti e i prezzi hanno iniziato a volare?

Qualcuno ancora si attarda colpevolmente ad accusare il “changeover” dell’euro, come se l’inflazione fosse una questione isolata dell’Unione monetaria. Tutti a guardare il dito puntato alla luna. Ma la luna è altrove, è oltreatlantico, per la precisione in Usa. E’ almeno dalla gestione Clinton-Greenspan, passando per quella di Bush junior-Greenspan, fino all’accoppiata odierna Bush junior-Bernanke, che la politica economica targata Usa è orientata ad offuscare il mercato nazionale ed internazionale con montagne di dollari e titoli di debito.Cumuli di carta che finalmente cominciano a sgonfiarsi come sufflé, ma che hanno ormai radicato, gradualmente e perniciosamente in tutti i paesi industrializzati, condizioni di crescita irreale e situazioni finanziarie fragilissime. L’epilogo dei mutui subprime (a bassa solvibilità) è da considerarsi solo l’ultimo di una serie di eccessi, frutto di una mentalità ultraspeculativa che ha accompagnato la finanziarizzazione dell’economia degli ultimi 15 anni. Nel frattempo le famiglie e le imprese, sia in Usa che in Gran Bretagna e in Eurolandia, hanno accentuato la loro propensione all’indebitamento e all’investimento in strumenti finanziari sempre più complessi, quasi sempre incoerenti con le rispettive esigenze di bilancio familiare e di piano industriale. Si è giunti così alla giostra finanziaria odierna che ha sostituito l’economia reale della produttività e della parsimonia: credito al consumo senza limiti anche per beni e servizi dai costi irrisori; mutui accesi senza garanzie opportune e subito cartolarizzati per la loro negoziazione; finanziamenti concessi per speculare anziché investire, e poi salvataggi periodici, a spese del contribuente, di quei giganti protagonisti della finanza internazionale che hanno illuso i cittadini del mondo occidentale di potersi arricchire senza vincoli di bilancio. Gli Usa hanno insegnato al mondo intero come si fa: denaro facile e spesa pubblica. Basta prendere le antiche prescrizioni di Keynes, nate per un mondo in ristagno, ed applicarle con un orientamento sociale neocon.

Rileggiamo Keynes nella sua Teoria Generale:”Lo stato dovrà esercitare un’azione direttiva sulla propensione a consumare, in parte mediante il suo schema di imposizione fiscale, in parte fissando il saggio d’interesse e in parte, forse, in altri modi” (pagg. 335-6 dell’edizione italiana del 1963, Utet). Gli”altri modi” sembrano coincidere con la socializzazione degli investimenti, prescrizione rintracciabile a pag. 336. Bene. La ricetta keynesiana per il raggiungimento della piena occupazione, così come appena descritta, è stata attuata dall’amministrazione Bush junior e dalla Fed di Greenspan (oggi Bernanke) in modo quasi perfetto, seppur rovesciandone l’ispirazione sociale. Tutto in Keynes era rivolto alle fasce più deboli, ai ceti medio-bassi. Tutto con Bush-Greenspan è stato indirizzato alle fasce più ricche e alla speculazione finanziaria pura. La politica fiscale ha visto sgravi soprattutto per le aliquote più elevate e per i guadagni di capitale, anziché per i redditi da lavoro e d’impresa.

Il saggio d’interesse è stato mantenuto artificialmente basso, facilitando le operazioni ultraspeculative anziché gli investimenti ragionevoli e redditizi nell’impresa industriale e commerciale. E la terza ricetta keynesiana, la socializzazione degli investimenti, è avvenuta in due modi: con il protezionismo dei settori più esposti alla concorrenza globale (come, ad esempio, acciaio e agricoltura) e soprattutto con la guerra in Iraq, che ha consentito all’amministrazione americana di ingraziarsi tutte le lobby che da dazi, contingentamenti e commesse di stato traggono i loro profitti. Se al posto dell’Iraq mettiamo il Vietnam e ricordiamo come l’espansione monetaria statunitense degli anni ’60 – resasi necessaria per il mantenimento delle enormi spese belliche – abbia poi trasferito al mondo intero i suoi effetti inflattivi e recessivi, sembra di assistere oggi allo stesso pauroso spettacolo. Si va verso una nuova stagione di stagflazione? Dobbiamo prepararci ad un tragico revival economico degli anni ’70? Per fortuna, non è un’ipotesi così probabile, ma le condizioni di fondo sembrano esserci tutte.

Questa specie di keynesismo neoconservatore sta conducendo da almeno tre lustri le nostre economie a balzare da una bolla speculativa all’altra. Prima o poi, le speculazioni fanno sentire il loro peso, si capisce che i prezzi sono distorti ed emerge la crisi di liquidità. Per evitare un doloroso riequilibrio, le autorità monetarie e fiscali statunitensi (e non solo statunitensi) si sono abituate a dare periodicamente un colpetto di acceleratore, spingendo sul gas dei dollari a volontà.

Ora però, la stagflazione potrebbe essere già in circolo nelle vene delle nostre economie, anche quando le statistiche ci raccontano la favoletta che l’inflazione è solo poco sopra il target fissato dalla Bce e che l’economia Usa ha soltanto rallentato la sua corsa. Un serio riequilibrio internazionale necessiterebbe di un’economia Usa in moderato rallentamento per diversi trimestri; di un rapido apprezzamento dello yen e una rivalutazione consistente dello yuan, affinché la crescita possa spostarsi in questi due paesi sulla domanda interna. Sarebbe necessaria una politica monetaria e fiscale che, in Usa come in Eurolandia, in Giappone, Cina e India, guardi alle difficoltà reali di chi ha un lavoro dipendente e di chi fa impresa rischiando in proprio, premiando produttività, creatività e innovazione. E magari sarebbe anche opportuno liberarsi definitivamente di questi keynesiani alla rovescia, neoconservatori paternalisti con le lobby finanziarie, che si spacciano per liberisti e si divertono a fare gli illusionisti con il futuro delle persone.

di William Longhi



ti ringrazia, anche a nome dello staff, per il contributo che vorrai fornire alla visibilità di indebitati.it

Se hai una account Facebook, segnala che ti piace la pagina di indebitati.it

Se disponi di un account Google+, condividi la pagina di indebitati.it

Pubblica il post su Facebook o invialo ai tuoi amici

Se l'articolo ti e' sembrato utile, consiglialo e condividilo su Google+

Se vuoi restare aggiornato sui contenuti del blog, iscriviti al feed degli articoli di indebitati.it

Da Patrizio Oliva e dallo staff un invito a condividere questo articolo anche su Tumblr

Se non hai trovato cio' che cercavi nel blog di indebitati.it, accetta un paio di consigli da e dallo staff

Se non hai trovato cio' che cercavi, prova ad insistere, utilizzando la casella Google di ricerca personalizzata per il forum e per il blog, posizionata qui sotto.

Inserisci la parola o la frase chiave nella casella di ricerca e seleziona fra le seguenti opzioni:

  1. indebitati.it - per cercare anche le guide, le istruzioni, gli articoli che affrontano gli argomenti relativi alla chiave da te inserita;
  2. domande - per effettuare la ricerca delle domande gia' poste e correlate alla chiave da te inserita;
  3. risposte - per ottenere le riposte fornite dagli esperti in relazione alla chiave da te inserita;

Oppure, effettua la ricerca di argomenti che potrebbero rispondere alle tue esigenze di informazione, servendoti dei tag del forum e del blog. Apri le pagine linkate e clicca sul tag di interesse. Verranno cosi' selezionati gli articoli del blog nonche' le domande e le relative risposte del forum classificate con il tag che hai cliccato.

Puoi anche dare uno sguardo agli articoli correlati a quello che hai appena letto e che trovi elencati qui sotto, nella sezione "Una lista di articoli in cui potresti trovare altre informazioni utili". Bastera' un click sul titolo. Ti auguro una proficua lettura!

ti suggerisce la lettura degli articoli che seguono, in cui potresti trovare altre informazioni a te utili

  1. Interagire con il fisco – interpello ISTANZA DI INTERPELLO ORDINARIO PRESENTATA AI SENSI DELL’ART. 11 DELLA LEGGE N. 212 DEL 2000 Attraverso la presentazione di un’istanza di interpello il cittadino ha la possibilità di interpellare l’Amministrazione finanziaria per conoscere la soluzione da dare al suo caso concreto e personale sul quale sussistono obiettive condizioni di incertezza....
  2. Assegno per il nucleo familiare – prescrizione Dalla Circolare Inps n. 110/1992, possiamo rilevare i termini di prescrizione per poter fruire di un assegno per il nucleo familiare. Il diritto del lavoratore alla percezione di un assegno per il nucleo familiare si prescrive nel termine di cinque anni. Il termine di prescrizione decorre dal primo giorno del...
  3. Separazione – la prescrizione quinquennale riguarda il rateo mensile non il mantenimento In materia di separazione e divorzio, la prescrizione quinquennale non riguarda il diritto al mantenimento. La prescrizione riguarda, invece, la singola rata dovuta ogni mese, in cinque anni dalla scadenza. Il diritto all’assegno divorzile ed il diritto all’assegno di mantenimento sono imprescrittibili. Ciò che si prescrive sono, è bene ribadirlo,...
  4. Iscrizione di ipoteca – è illegittima se il credito è prescritto L’iscrizione ipotecaria è illegittima e va cancellata se Equitalia pretende il pagamento di crediti ormai prescritti. Sono queste le conclusioni a cui è giunto recentemente il Giudice di Pace di Lecce, Avv. Giuseppe Paparella (Sent. Gdp di Lecce n.1574/11)  secondo il quale, essendo trascorsi più di cinque anni dalla notifica...
  5. Notifica della cartella esattoriale – termini di decadenza e di prescrizione La cartella esattoriale deve essere notificata entro termini ben precisi. Questi termini si distinguono in termini di decadenza e termini di prescrizione. I termini di decadenza, ove non rispettati, comportano la perdita della possibilità di esercitare un determinato potere. Ad esempio, nel caso della cartella esattoriale notificata oltre il termine di...
  6. IVA ed imposte dirette – costi deducibili I principi generali per la deducibilità dei costi sostenuti Il reddito imponibile Irpef è determinato dalla differenza tra l’ammontare dei compensi (in denaro o in natura) percepiti e l’ammontare delle spese sostenute nel medesimo periodo d’imposta. Tale principio non è assoluto giacché, in alcune circostanze, esso viene derogato. Nella determinazione...
  7. Recupero crediti – procedure giudiziali Per il recupero crediti la legge rende praticabili diverse opzioni: Nel caso in cui il credito sia rappresentato da in un titolo  (cambiale, assegno bancario o altri documenti ai quali la legge attribuisce la medesima efficacia), alla scadenza, questi divengono automaticamente esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un’azione di...
  8. Prescrizione biennale della cartella esattoriale originata da multe – chiarimenti Dal 1° gennaio 2008 gli agenti della riscossione non possono svolgere attività finalizzate al recupero di somme, di spettanza comunale, per sanzioni amministrative relative a violazione del Codice della strada di cui la cartella di pagamento non è stata notificata entro due anni dalla consegna del ruolo. Lo ha stabilito...
  9. La multa – le sanzioni e il pagamento – scheda pratica a cura di Rita Sabelli Quando si viola una delle disposizioni del codice della strada, il d.lgs.285/92, si e’ soggetti ad una sanzione amministrativa (pecuniaria e, quando previsto, accessoria) la cui applicazione e’ disciplinata, oltre che dallo stesso codice (art.194 e segg.), anche dalla legge 689/81 (art.1-43). In questa scheda analizziamo le sanzioni applicabili, le...
  10. Dichiarazione dei redditi – detrazioni per spese sanitarie Non possono essere indicate le spese sanitarie sostenute nel 2011 che nello stesso anno sono state rimborsate, come ad esempio: le spese risarcite dal danneggiante o da altri per suo conto, nel caso di danni alla persona arrecati da terzi; le spese sanitarie rimborsate a fronte di contributi per assistenza...

Autore

17 marzo 2008 alle 2:32 pm

Classificato in riflessioni

Etichettato con

  • You must be logged in to comment. Collegati
  • vincenzo 5 luglio 2008 at 17:47

    Sono pienamente d’accordo, anche se credo che la speculazione sia di duplice matrice: americana ed orientale, con la prevalenza chiaramente della prima e… con l’aggravante che quella orientale è stata forgiata interamente dagli U.S.A. mi chiedo se il cambio alla presidenza di washington cambierà qualcosa…



Facebook

Google Plus