La nuova povertà – torna il banco dei pegni

Un tempo si diceva «evita­re di fare il passo più lungo della gamba». Un errore che pare capitare sempre più spesso, so­prattutto a chi non è abituato alla condizione di “povero”. E’ il ceto medio a scivolare piano piano nella voragine dei debiti, a fare i conti con uno stipendio che non basta più, e a vedere la fine del mese come un traguardo sempre più lontano. Tra i tanti segnali di malessere economico che attanagliano le famiglie italiane c’è anche l’impennata di clienti al banco dei pegni. Quelli che aprono il cassetto del comò cercano la spilla d’oro ­lasciata dalla nonna o l’anello d’oro del fidanzamento col piccolo solitario e si avviano in banca sperando di raggranellare qualche centinaio di euro per fare la spesa. Quello che un tempo era l’ultima spiaggia per chi si trovava in bolletta, ora è un sistema­ di finanziamento sempre più fre­quente fui le persone “normali” che hanno bisogno di soldi per riempire il frigorifero.

La conferma viene dalle ban­che italiane che hanno il servi­zio del monte dei pegni e che ogni giorno vedono aumentare le perso­ne che arrivano con il servizio d’ar­gento tolto dalla credenza, alla ricer­ca di contanti per pagare la rata del mutuo della casa o della macchina. Se prima erano prevalentemen­te i commercianti che avevano biso­gno di liquidi ­ora si rivolgono al banco un po’ tut­ti quelli che fanno parte della catego­ria dei nuovi poveri, persone che hanno bisogno anche di piccole somme per arrivare in fondo al me­se.

Gente che varca la soglia del banco dei pegni per conse­gnare oggetti preziosi e portarsi a ca­sa un piccolo gruzzolo, nella speran­za di rimettere insieme alla svelta i contanti necessari per riscattare i beni dati in pegno.

Fare un identikit di coloro che ricorrono al pegno non è semplice. Per lo più so­no persone che hanno problemi eco­nomici, ma ci sono anche coloro che vogliono disfarsi di alcuni gioiel­li monetizzandone il valore per otte­nere dei prestiti che, rispetto ai tassi attuali, sono convenienti».

Le diffi­coltà economiche sono sempre mag­giori e il rischio è quello che le famiglie finiscano in mano agli usurai. Seppur a malincuore, sono soprattutto gioielli di famiglia, tra cui gli orologi d’epoca, i primi oggetti ad essere impegnati.

Al banco dei pegni si rivolgono molte famiglie che si ritrovano con una spesa imprevista da sostenere: la parcella del dentista, la quota per rifare la facciata del condominio o anche il costo di un funerale, una bolletta telefonica lievitata, le rate del mutuo non più sopportabili.

Negli ultimi mesi è sicuramente cresciuto l’interes­se della gente per questo tipo di fi­nanziamento, che tra l’altro può es­sere ottenuto in maniera molto più rapida rispetto a quanto ge­neralmente avviene -recandosi in banca. La tipologia della clientela è molto varia e comprende soprattutto operai, commercianti, ma anche pensionati che spesso chiedono piccoli prestiti per arrivare in fondo al mese.

Prima si accettavano anche computer e macchine fotografiche­ ma adesso questi ‘oggetti non si possono più impegnare perché hanno poco mercato. Quando qualcuno non riesce a riscattare i beni impegnati questi ultimi vèngono messi all’asta.

Partecipare ad un’asta presso un’ Istituto di Credito su Pegno può essere un modo valido ed alternativo per acquistare dei preziosi ad un prezzo inferiore a quello di mercato. La vendita all’asta è disciplinata dalle norme di legge e da uno specifico Regolamento interno di ogni Istituto di Credito su Pegno.

Le aste vengono effettuate, solitamente, presso i locali della Sede degli Istituti di Credito su Pegno. Chiunque può partecipare all’asta ed effettuare delle offerte. Queste ultime possono essere orali oppure segrete (per iscritto).

Le offerte orali formulate durante lo svolgimento dell’asta pubblica (mediante alzata di mano o dichiarazione dell’offerta a voce) prevedono un aumento minimo, rispetto alla precedente offerta, fissato di norma nella misura del 5% del prezzo base.

Le offerte segrete per iscritto (da depositare entro i termini fissati dalla Banca) debbono essere di importo almeno pari al prezzo base d’asta aumentato, in genere, del 5%.

Qualora l’offerta o le offerte scritte risultassero uguali all’ultima offerta orale della gara, l’aggiudicazione avverrà a favore di quest’ultima. All’importo di aggiudicazione si aggiungono i diritti d’asta, fissati intorno al 12%.

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25 agosto 2008 alle 3:33 pm

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