La legge è uguale per tutti? In prescrizione le presunte mazzette milionarie di Elio Letizia – Tre anni di reclusione a Salvatore Scognamiglio per il furto di un pacco di wafer

Due casi emblematici, entrambi verificatisi a Napoli e nella stessa giornata, confermano quanto sia equa la giustizia in Italia. Per tutti i capi di imputazione contestati ad Elio Letizia, il papà di Noemi, il gup Stefano Risolo ha stabilito di non doversi procedere in quanto dichiarati prescritti. Si tratta di numerosi episodi di concussione (24 per la precisione) nei confronti di baristi e ristoratori ai quali, agli inizi degli anni Novanta, Elio Letizia – secondo l’accusa – «bussava» per chiedere mazzette.
A Salvatore Scognamiglio invece, reo di aver rubato per fame un pacco di wafer da 1,3 euro, sono stati inflitti tre anni di reclusione. Era assistito da un avvocato d’ufficio e non si è avvalso di riti alternativi che avrebbero determinato una pena più lieve.
Le presunte mazzette del “socialista” Elio Letizia papà di Noemi
Il pm Eva Scalfati – per alcuni capi di imputazione – aveva chiesto il rinvio a giudizio perché aveva fatto un diverso calcolo della prescrizione e, in particolare, aveva sommato le astensioni degli avvocati (per un totale di un anno e sette mesi) che avrebbero spostato in avanti la decadenza del processo. Secondo la pm non c’era, quindi, la prescrizione, ma il gup ha dato ragione all’avvocato difensore Angelo Mastromatteo. Letizia non era presente nell’ufficio del gup alla Torre B del Centro Direzionale di Napoli, ma c’era, invece, l’avvocato del Comune di Napoli, Giuseppe Dardo, il quale era pronto a costituirsi parte civile (Letizia è ancora dipendente del municipio partenopeo).
Tutti i reati contestati, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi in concorso con Giovanni De Vecchi, che all’epoca rivestiva la carica di direttore dell’ufficio Annona, già giudicato per tali episodi e assolto. La posizione di Letizia fu stralciata e in seguito, per una nullità del decreto di citazione, gli atti furono restituiti al pm.
È fitto l’elenco delle accuse per le quali è stata emessa sentenza di prescrizione. Una presunta tangente di 35 milioni delle vecchie lire per una licenza a una pizzeria di via Piave dopo che il locale era stato chiuso perchè privo di autorizzazioni amministrative; 4 milioni per l’approvazione di una domanda per una licenza commerciale; 30 milioni per la licenza di un bar alla Riviera di Chiaia; 30 milioni per una licenza relativa a un esercizio di via San Pasquale a Chiaia; 30 milioni per un bar in piazza Municipio e altri 30 per l’attività di vendita di cibi cotti; 15 milioni per un bar di via Carelli; 28 milioni per una pizzeria in via Alabardieri; 20 milioni per un bar in via Giordano Bruno, 20 milioni per l’elettroforno di piazza San Luigi a Posillipo; 15 milioni per un bar a Secondigliano; 25 per un negozio di abbigliamento in via Fossa del Lupo; 28 milioni per un negozio di abbigliamento al corso Secondigliano; 20 milioni per la licenza a un venditore ambulante di alimenti; 25 milioni per un negozio di abbigliamento al corso Italia; 30 per un negozio di abbigliamento in via Cardinale Filomarino; 15 milioni per un Minimarket in via Camposanto; 17 per un negozio di generi alimentari in via delle Galassie; 30 milioni per un negozio di calzature al corso Secondigliano; 30 milioni per il locale «Il Castello» in via Manzoni; 30 milioni per una pizzeria al corso Secondigliano; 15 milioni per una licenza commerciale; 40 milioni per un locale pubblico in via Santa Teresa a Chiaia e 13 milioni per un chiosco al corso Umberto.
A Salvatore Scognamiglio il furto di un pacchetto di wafer costa tre anni di reclusione
Contemporaneamente, sempre a Napoli, Salvatore Scognamiglio, 40 anni, è stato condannato a tre anni di reclusione per aver rubato un pacco di wafer da 1,29 euro in un discount. L’imputato non ha potuto beneficiare dell’attenuante del danno lieve per gli effetti della legge Cirielli che ha introdotto un giro di vite per i recidivi.
La sentenza è stata emessa oggi dal giudice monocratico di Marano, sezione distaccata del Tribunale di Napoli, al termine di un breve dibattimento che era stato chiesto dal pm nelle forme del giudizio immediato. Assistito da un difensore di ufficio, l’imputato – che per questa accusa si trova agli arresti domiciliari – non ha chiesto l’adozione di riti alternativi come patteggiamento o rito abbreviato che avrebbero determinato una pena più lieve.
Scognamiglio è stato riconosciuto responsabile di rapina impropria. Nei giorni scorsi all’interno di un discount di Melito, in provincia di Napoli, fu bloccato da due addetti alla sicurezza che lo avevano notato mentre si impossessava di un pacco di biscotti. Invitato a consegnare la refurtiva – come emerso oggi al processo – tentò di divincolarsi, ma fu presto immobilizzato e consegnato ai carabinieri. “Mi vergogno, avevo fame…”, si è giustificato Scognamiglio, che è tossicodipendente e che in passato ha già riportato condanne per piccoli furti.
Il giudice, in base alle norme sulla recidiva della Cirielli, che non consente in questi casi di concedere le attenuanti (generiche e danno lieve) prevalenti, gli ha inflitto tre anni di reclusione, il minimo consentito dalla legge.
Conclusioni
Nessuna sorpresa, in definitiva, sul versante giustizia. Ma affiora certamente un nuovo elemento, apportatore di incontestabili e definitive verità, nel capitolo della storia fra papi Silvio e Noemi.
Ebbene, è evidente che possono essere cancellate le prime due delle dieci domande che il quotidiano La Repubblica pone al premier in merito alle origini della sua storia con la diciassettenne napoletana. In particolare i quesiti in cui si chiede di sapere in quale occasione Silvio Berlusconi abbia realmente avuto modo di conoscere Noemi e si contesta la versione, fornita dai protagonisti, di una amicizia nata e consolidatasi nei primi anni novanta.
Alla luce dei capi di imputazione contestati all’ex “socialista” Elio Letizia, possiamo adesso senz’altro affermare che quella versione è più che verosimile. L’amicizia fra Silvio Berlusconi ed Elio Letizia, nata e consolidatasi agli inizi degli anni novanta, è una storia che regge!
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Appello a tutti i cittadini italiani per l’adesione alla grande manifestazione in Piazza del Popolo, Roma, in programma Sabato 27 Febbraio 2010 dalle ore 14.30