La deflazione prossima ventura

deflazione

Anche gli stati sovrani devono fare i conti con le banche dati dei cattivi pagatori ed i loro gestori. Si chiamano agenzie di rating e rispondono al nome di Standard & Poor’s, Fitch, Moody’s. L’Italia è stata iscritta fra gli stati sovrani cattivi pagatori, e nessuno vuole più farle credito, se non ad un premio di rischio elevato. Dunque salgono i tassi di interesse che l’Italia deve corrispondere per poter vedersi anticipare gli euro che gli servono a far girare la macchina statale (ministeri, scuola, sanità, trasporti pubblici, ecc..).

L’Italia potrebbe stampare moneta, comprare i propri titoli e dare in cambio denaro per calmierare il mercato e per far fronte al fabbisogno E’ ciò che fanno gli Stati Uniti, con quelle che si indicano come operazioni di “quantitative easing”. Il rischio, è vero, si chiama inflazione sicura, se, contestualmente alla creazione di moneta, non si accompagna un aumento significativo della produttività.

Ma, mentre gli Stati Uniti sono ancora padroni della propria Banca Centrale, noi dipendiamo dalla BCE e cioè dalla Germania. E non possiamo.

Cosa ci resta da fare? Il sistema bancario è stracolmo di titoli di credito, che non riesce a piazzare. Non può più erogare credito alle imprese ed alle famiglie.

Sta per implodere la più grossa bolla della storia, risultato di bolle accumulate negli ultimi 20 anni e rimediate con la fornitura di denaro a tassi bassissimi. Denaro che avrebbe dovuto confluire nel ciclo degli investimenti produttivi dell’economia reale e che è invece finito nel disperdersi nei rivoli della new economy e delle dot.com, dei titoli spazzatura, dei CDS, della “deregulation” irresponsabile, dei bonus milionari a dirigenti della finanza creativa, nome sofisticato per indicare le più volgari e più “terra terra” “catene di Sant’Antonio”, autorizzate, incentivate e benedette dalla politica connivente che ha chiuso entrambi gli occhi, in cambio dei soliti trenta denari.

Dunque sensibile contrazione del credito mentre resta immutata la disponibilità dei beni. Conseguente irreversibile discesa dei prezzi di tali beni. La deflazione.

Per i debitori la deflazione è un’arma letale. Prendiamo un soggetto che abbia contratto un debito con una banca pari a 100 mila euro fornendo in garanzia un immobile di sua proprietà del valore di 100 mila euro. All’inizio del periodo deflattivo il suo stato patrimoniale è in perfetto pareggio. Con la deflazione in corso, mentre il suo debito resta immutato, il valore dell’immobile decresce creando evidenti passività al suo stato patrimoniale. Se l’immobile si deprezza del 50% la banca si troverà alla fine con in mano l’immobile e 50 mila euro di credito ancora da esigere.

Il contrario dell’inflazione, dunque. Con lo stesso esempio, dopo un periodo inflattivo, il debitore si troverebbe più ricco di prima (ed il creditore più povero).

La stabilità dei prezzi serve a questo. Evitare che si creino sacche di povertà o oasi di ricchezza in modo artificioso e senza alcun legame con l’economia reale, il lavoro, lo spirito imprenditoriale, l’investimento produttivo. Alle caste parassite che perpetuano i privilegi succhiandoci il sangue, alle cricche farabutte che dispongono delle nostre risorse come al tempo del feudalesimo, ora bisognerà aggiungere anche un altro nemico: la deflazione.

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21 novembre 2011 alle 7:36 pm

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