La prossima Apocalisse

A Napoli i pignoramenti di case sono aumentati del 29%, a Milano del 22%, a Roma del 21%. Ma le cifre assolute sono piccole: nessuno si accorgerà delle 317 famiglie in più rispetto al 2006 che a Napoli non sono riuscite e pagare il mutuo variabile, o delle 317 di Roma, o delle 227 di Milano. Sul lastrico, ma non saranno un problema sociale.
Consoliamoci: in USA, la Commissione Economia del Congresso prevede che entro il 2008 le famiglie americane buttate fuori di casa saranno due milioni.

Sub-prime borrowers.
Il prezzo della casa media americana era di 262.600 dollari a marzo; in settembre è sceso a 211.700. un crollo del 18%, rapidissimo.
In Italia, dicono le banche, non può accadere.
Solo l’1% di mutui non vengono pagati.
E’ la lunga abitudine a mentire, o la abituale cieca, avida stupidità?
A tre mesi dal colossale collasso speculativo americano, ancora non si prende atto del disastro.
E il collasso continua.

Merrill Lynch ha ammesso di avere in tasca «obbligazioni sostenute da debito» (CDO) ed altre carabattole derivate e sub-prime fantasiosamente confezionati per 8,4 miliardi di dollari. Ora, visto che nessuno vuol comprare quella rumenta, deve detrarre la cifra come perdita. Meno di un mese fa aveva mentito: solo 5 miliardi di dollari di perdite, aveva assicurato. La cifra è astronomica: si pensi che la bancarotta del Long Term Capital Management nel 1997, un fondo speculativo fondato da due cretinissimi premi Nobel (Merton e Sholes) aprì un buco di 4,6 miliardi di dollari, provocando la necessità di un intervento-salvataggio di Stato. Merrill Lynch è fallita, e cerca un compratore: invano, di questi tempi. Altre splendide banche speculative, di cui i media ci hanno raccontato le epiche storie, saranno trascinate nel baratro, gonfie di CDO che avevano scritto all’attivo per cifre insensate («valori» definiti in base a formule matematiche e valutazioni delle agenzie di rating, non dal mercato), ed ora valgono zero.

Vediamo: solo le perdite del terzo trimestre hanno divorato un quinto del capitale proprio di Merrill Lynch. Il che significa che i prestiti che potrà concedere si contrarranno di un multiplo della perdita. Così la rovina degli speculatori finanziari si riflette sull’economia reale: meno fidi e meno mutui, a prezzi più cari. E non solo: «C’è il timore che le quattro più grandi banche USA stiano ancora cercando di nascondere i loro debiti», dice Hans Redeker, capo del valutario a BNP Paribas (1).
Quello che è finito è la sola grande industria americana rimasta: «L’America si è specializzata nella produzione di debiti (delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni pubbliche) e nella vendita di tali debiti a detentori esteri [fondi-pensione tedeschi, assicurazioni giapponesi, magari anche comuni italiani ed altri gonzi], che stanno per accorgersi che rischiano di non essere mai rimborsati», scrive il sito d’analisi francese Europe 2020.

E fa il paragone coi «prestiti russi»: titoli di debito emessi dal regime zarista prima del 1917 – la Russia era in frenetico sviluppo economico sotto lo Zar, aveva bisogno di capitali – furono comprati in massa da risparmiatori europei, specie francesi. Poi arrivarono i bolscevichi: e con quei fogli di carta filigranata, ornati di aquile, diversi francesi si fecero la tappezzeria.

Ora è peggio. L’America è già in stato d’insolvenza, dato che il cumulo dei debiti privati, pubblici e familiari supera il quadruplo del prodotto interno lordo. E gli effetti mondiali già si vedono. Il Giappone è tornato in recessione: la costruzione di case nuove è calata del 23,4% in luglio, e del 43,4% in agosto. Londra ha conosciuto la prima corsa agli sportelli dal 1878, quando fallì la City of Glasgow Bank. La Banca Centrale Europea ha iniettato 400 miliardi di euro in liquidità – cifra mai vista – senza esito apparente. La Spagna ha il 98% dei mutui a tasso variabile di tutta la eurozona (trionfo dell’edilizia speculativa), ed ora l’intera eurozona subisce un aumento dei tassi di almeno mezzo punto: la Spagna è spacciata, e tanto più gli spagnoli che hanno comprato la casa all’apice dei prezzi, e la dovranno vendere a prezzi crollanti. In Inghilterra, il costo dei fidi per le imprese è rincarato di quasi il 2%.

La Federal Reserve non solo ha iniettato, ma ha tagliato i tassi di mezzo punto e sta versando denaro alle banche accettando come collaterale quei CDO che non valgono nulla: anche con lo sconto, è come comprasse escrementi di cane come gioielli.
Si calcola che tutta quella cacca confezionata in pacchetti emessa dalle banche ammontasse a 2 trilioni di dollari, duemila miliardi, ovviamente prima del diluvio. Ben Bernanke ha chiamato le banche a creare un fondo di salvataggio da 100 miliardi: eterno ottimista. Non stupisce che il dollaro canadese valga ora di più di quello americano, e che i detentori di cacca e Buoni del Tesoro USA, Arabia Saudita in testa, si siano sganciati dal dollaro, e Taiwan, Corea, Vietnam e Cina stiano alleggerendosi di dollari USA. La Banca d’Inghilterra ha avvertito, nel suo periodico «Financial stability Report», che «i prestatori sono ancora in seri guai», e che resta il rischio di «un crollo della proprietà commerciale», e le azioni sono «particolarmente vulnerabili». La crisi d’agosto, conclude, può ripetersi «su scala ancora più larga».

E il petrolio è a 92 dollari. Che cosa si vuole di più per parlare di grande recessione imminente?

Siamo nella prima delle sette fasi della crisi sistemica predetta da Europe 2020: la trasmissione globale della infezione finanziaria scoppiata in USA, e il passaggio dalla crisi di liquidità alla «crisi di fiducia in tutti i valori finanziari e monetari americani» (2). «Bisognerà attendere ancora un anno perché la vastità delle perdite generate dalla crisi dei subprime e la sua amplificazione attraverso i CDO si manifesti pienamente» e si ripercuota sui sistemi finanziari occidentali, sui detentori di «attivi finanziari» USA, e sull’economia reale. Dopo, verranno le altre fasi.

Ci limitiamo a darne l’elenco secondo Europe 2020:
Fase 2 – «Crollo borsistico, in particolare in Asia. Da – 20% a –50% in un anno, secondo le varie regioni del mondo».
Fase 3: – Esplosione delle varie bolle immobiliari mondiali: Regno Unito, Spagna, Francia e Paesi emergenti.
Fase 4 – Tempesta monetaria. La volatilità al massimo e dollaro al minimo.
Fase 5 – Stagflazione (inflazione più stagnazione) dell’economia globale. Recessione-inflazione in USA, crescita molle in Europa, recessione.
Fase 6 – «Grande depressione» in USA, crisi sociale e salita dei militari alla gestione del potere.
Fase 7 – Accelerazione brutale della ricomposizione strategica globale, attacco all’Iran, Israele sull’orlo dell’abisso, caos medio-orientale, crisi energetica.

Il futuro ci dirà cosa significano davvero queste linee sibilline. Ma qualcosa già si prospetta nella testa di qualche speculatore. «La minaccia al capitalismo è all’orizzonte», ha detto al Telegraph Bernard Connolly, global strategist della Banque AG: «La porterà in vari Paesi alla socializzazione della ricchezza. Gli investitori che ora brigano per farsi salvare dallo Stato dovrebbero stare attenti a quel che vogliono. La democrazia ha i suoi modi per farli pagare. Ricordate che in Inghilterra, negli anni ’70, c’era una tassa del 98% sui dividendi». Speriamo almeno questo.
Il peggio è che non c’è nessuno al comando, capace di governare una simile crisi.

Il 18 ottobre scorso, quando Bush ha evocato la terza guerra mondiale, è stato ridicolizzato e aggredito dal vivo dai giornalisti alla conferenza-stampa. Lui s’è arrabbiato, ha perso il controllo. Gli succede spesso. Molte visite ufficiali sono state cancellate per «ragioni mediche», più probabilmente per ubriachezza. E’ stato notato che Laura, la moglie di Bush jr., non l’ha accompagnato al vertice APEC di Sidney a settembre. Si dice che Laura abbia le carte per il divorzio già pronte, e che abbia accettato di apparire al fianco del marito solo finchè resterà in carica, dietro emolumento. La madre, Barbara Bush, ha accusato il figlio di distruggere il nome della famiglia. George Bush senior, l’ex-presidente, è in rotta con il figlio e lo tratta praticamente come un interdetto. Bush è una larva esausta, vaneggiante, irosa.

Gran parte del comando è in mano a Dick Cheney, un uomo che ha avuto almeno quattro insulti cardiaci dal ’78, ed ha subito operazioni maggiori, fra cui un’angioplastia coronarica d’urgenza nel 2001, l’impianto permanente di un defibrillatore, e un intervento di riparazione per un aneurisma dell’arteria poplitea. E’ un arteriosclerotico grave e uno zombie tenuto su da pillole, come un Breznev dei tempi sovietici. Due uomini senza futuro, agonizzanti, sono alla testa della più massiccia forza armata nucleare mai vista, impegnati in due guerre perdute, e ne minacciano una terza. C’è davvero qualcosa di apocalittico in questa potenza politica senza cervello, eterodiretta verso la rovina.

Appare come «il simulacro della bestia» a cui il suggeritore occulto anticristico, il falso agnello, «infonde lo spirito in modo che potesse parlare». «Ed esercitava tutta l’autorità della prima bestia per conto di essa». Apocalisse, 13, 11-17.

di Maurizio Blondet



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16 novembre 2007 alle 1:00 pm

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