Il banco dei pegni – una risorsa per cattivi pagatori e protestati

Nessun cappotto logoro nè toppe sugli abiti. Chi, oggi, si affida al ‘banco dei pegni’ nulla ha a che fare con i personaggi in bianco e nero delle pellicole di Totò. Liberi professionisti, pensionati, persone più o meno benestanti, sempre di più sono quelli che, in genere a causa di un imprevisto, hanno bisogno urgente di liquidità.

Perché quando lo stipendio basta appena a coprire le spese — la crisi non è più una novità — una lavatrice da ricomprare o un guasto da far riparare, creano una necessità. E il pegno è un modo rapido per avere contante e senza dare troppe spiegazioni. Perché un po’ di quella vergogna di chi non ha altre alternative, nelle persone che ricorrono a questo tipo di prestito, ancora c’è. Fosse solo per tutelare l’immagine collegata al tenore di vita che si mostra all’esterno.

Una legge del 1995 ha imposto ai vecchi banchi dei pegni di entrare a far parte degli istituti di credito. Il finanziamento, normalmente, dura 6 mesi e sono consentiti al massimo tre rinnovi. La polizza di pegno è un documento, un titolo di credito al portatore: il disimpegno, quindi, può essere fatto anche da un familiare. Una polizza, quindi, che può e deve essere sottoscritta alla luce del sole.

E’ la velocità con la quale si ottiene moneta, una delle caratteristiche principali del credito su pegno, perché trasforma, immediatamente, in credito fruibile oggetti con valore commerciale e duraturo. Tante  le polizze stipulate in Italia dall’inizio dell’anno. Un numero che, rispetto allo scorso anno, è già cresciuto e che continua a crescere. Alimentato soprattutto di persone che difficilmente otterrebbero altre forme di credito.

E sono i gioielli, di qualsiasi tipo, quelli che, in questo momento vanno per la maggiore: Perchè più facili da gestire  e i meno soggetti a cambiare con le mode. Quindi i più ‘vendibili’ in caso di aste. Anche se questa è una probabilità remota”. Ben il 90% degli oggetti portati, infatti, viene ritirato.

Il bello (o il brutto, a seconda di come lo si guarda) del pegno è il legame affettivo che si ha con gli oggetti portati. Con la catenina del battesimo o i braccialetti dei figli. Anche per questo il pegno conviene alla banca: perché i soldi che escono poi tornano. E per gli utenti, quella del pegno è un’esigenza che c’era, c’è e ci sarà sempre’.

La media dei prestiti elargiti è compresa tra i mille e 2mila euro, con un tetto minimo di 50 euro, un massimo di 5mila euro per una singola polizza e un massimale di 10mila per ogni singolo nominativo — ma i tetti sono a discrezione degli istituti — per oggetti pagati a peso: 4 euro al grammo per catenine e braccialetti lisci, fino a 7 se lavorati. ‘Il valore commerciale del singolo oggetto, però varia se si arriva all’asta. In quel caso, quello che si realizza in più viene messo a disposizione del cliente che ha fornito l’oggetto.

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