genitori morosi – lo scuolabus lascia a piedi i figli

La famiglia non ha i soldi per pagare lo scuolabus, così due bambini vengono lasciati a piedi. E’ successo a Menaggio, in provincia di Como, lo scorso 13 ottobre. L’episodio, raccontato oggi dal quotidiano comasco La Provincia, riguarda due fratellini, un maschio e una femmina, di origine maghrebina. A loro non è stata risparmiata l’umiliazione di dover scendere dal bus dopo essere saliti alla solita fermata di via Poletti. Con in mano il provvedimento comunale, lo stesso autista ha detto loro di non poterli caricare a bordo.

L’amministrazione, guidata da Alberto Bobba (Lista civica “Vivere Menaggio”) si è giustificata affermando di aver mandato a casa della famiglia un vigile per informarli di quello che sarebbe accaduto la mattina seguente. Né i genitori né i bambini però parlano italiano. Così all’indomani è accaduto il pasticcio. “C’era una pesante inadempienza economica – spiega a La Provincia l’assessore alla Cultura Fabrizio Visetti – duemila euro tra rette dell’asilo e servizio scuolabus”. Il nucleo familiare è conosciuto dai servizi sociali, che in passato hanno trovato una casa alla famiglia magrebina. “Più volte abbiamo chiesto al capofamiglia di saldare i suoi debiti – spiega sempre Visetti al quotidiano comasco – Il Comune gli ha anche scontato due terzi del debito”. Ora il papà ha pagato quello che doveva. Ma era necessario far scendere i bambini dallo scuolabus davanti a tutti i loro compagni? “Non sapevo dell’accaduto”, si giustifica l’assessore.

Quello di Menaggio non è l’unico episodio in cui vengono discriminati i bambini a causa delle inadempienze delle famiglie. L’episodio più conosciuto è quello di Adro, dove il sindaco Oscar Lancini nell’aprile scorso (quattro mesi prima di inaugurare la scuola con 700 simboli del Sole delle Alpi) aveva escluso dal servizio di mensa scolastica i figli (in larga parte immigrati) delle famiglie morose. A saldare il debito delle famiglie morose è un imprenditore del bresciano che, pur volendo rimanere anonimo, scrive e invia a tutti i giornali una lettera di fuoco per “risvegliare lo spirito di solidarietà dei concittadini”. Arrivano anche 700 euro dal Congo. A mandarli è un padre comboniano che, stupito del “livello di imbarbarimento del vivere comune”, afferma: “I bambini congolesi saranno fieri di un gesto simile”.

Ma i casi di bambini privati di servizi essenziali da amministrazioni a volte troppo zelanti si moltiplicano. A marzo del 2010 il Corriere del Veneto denuncia il caso della scuola di Montecchio superiore (Vicenza) che lascia a pane e acqua i figli di nove famiglie morose, sette straniere e due italiane. Una sorpresa per i bambini che, spinti dal dirigente scolastico Anna Maria Lucantoni, dividono con i meno “fortunati” il menù regolare: pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta. La giustificazione dell’amministrazione, retta da Lega e Pdl, è simile a quella della Giunta di Menaggio: “Abbiamo avvisato più volte del problema, appendendo anche cartelli in più lingue. E poi sono stati richiesti i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi – specifica l’assessore all’Istruzione di Montecchio Barbara Venturi al Corriere del Veneto – e abbiamo anche posticipato i tempi”.

Anche a Gerenzano (Varese) la mensa scolastica non è per tutti. Con un provvedimento, l’amministrazione comunale retta dal sindaco Silvano Innocente Garbelli della Lega Nord, esclude dalla mensa i figli dei genitori che non pagano il servizio. ”L’utente che accumulerà un debito di 40 euro – si legge nella circolare – non potrà più utilizzare il servizio di ristorazione e il genitore dovrà ritirare dall’istituto scolastico il proprio figlio durante il tempo mensa”. A maggio, il comune aveva distribuito “simbolicamente” per un giorno a due bambini, figli di genitori insolventi, panini imbottiti invece del regolare pasto. ”I debiti dei genitori hanno toccato quota 12mila euro – spiega l’assessore all’Istruzione Elena Galbiati – Vogliamo lanciare un segnale forte, chi non salda i debiti può portare suo figlio a mangiare a casa”.

Ma non tutti i casi raccontano di discriminazioni. A Tarzo, nel trevigiano, il 9 ottobre una giunta guidata da Lega, Pdl e Udc, ha stanziato un fondo di 10mila euro per pagare la retta dell’asilo alle famiglie che non si possono permettere la cifra. Il sindaco Gianangelo Bof, Lega Nord, spiega: ”Dare mille euro a un bambino di 3 anni mi costa meno che intervenire quando ne avrà 16-17 con problemi di delinquenza. Ci sono bambini che non parlano l’italiano. E se lo imparano prima di cominciare le elementari saranno tutti alla pari, facilitando così l’insegnamento”. Bof considera la sua ‘filosofia’ perfettamente compatibile con la Lega, ma non si sente l’anti-Adro, come è stato ribattezzato: ”Nella Lega ci sono diverse anime e io non giudico quello che fanno gli altri. Come ci ha insegnato Zaia nell’ultima scuola-quadri, essere leghista non vuol dire andare in giro con il Sole delle Alpi stampato in fronte, ma credere nel federalismo”. Per me i bambini non hanno nazionalità – conclude il sindaco che, cresciuto in Germania, sa cosa significa “sentirsi stranieri”. “La discriminante non può essere il colore dalla pelle o la forma degli occhi. Da bambino quando subisci una discriminazione non sai fartene una ragione, io lo so bene”

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7 novembre 2010 alle 8:00 am

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