Furto di identità – come difendersi
Oltre 17mila i tentativi di frode creditizia per un ammontare di circa 80mln di euro stimati nel 2006: il 55% in più rispetto all’anno precedente. Una crescita esponenziale che in realtà «rappresenta soltanto la punta dell’iceberg». Lo spiega Enrico Lodi, direttore del Credit beaureau services di Crif, gruppo italiano, presente anche in altri Paesi europei e delle Americhe, specializzato nello sviluppo e nella gestione dei sistemi di informazioni creditizie, di business information e di supporto decisionale. Fondata a Bologna nel 1988, Crif è leader sul mercato del credito retail in Italia dove gestisce il principale sistema di informazioni creditizie (Eurisc), a cui partecipano oltre 500 istituti bancari e finanziari.«Le frodi – spiega Lodi – avvengono nelle modalità più varie, messe in atto da organizzazioni criminali, che trattano i dati rubati o ricostruiscono l’identità dei cittadini attraverso ricerche su Internet impossessandosene. Con la conseguenza che, nel momento in cui un cittadino va a chiedere un finanziamento a un banca o decide di acquistare un bene a rate, si vede negata questa possibilità».
In sostanza il “ladro di identità” chiede sotto mentite spoglie un finanziamento, ma già dalla prima rata non lo paga. Un vulnus nella “storia creditizia” del cittadino derubato dell’identità che, laddove volesse chiedere a sua volta un finanziamento, se lo vedrebbe negato in virtù dei precedenti mancati pagamenti, cioè del fatto che è segnalato quale “irregolare” nei pagamenti. E di tutto quello che avviene a sua insaputa il cittadino non sa nulla fino a che non chiede un finanziamento. In media 200 giorni dopo che la frode è stata messa in atto. A questo punto due sono le azioni da mettere in campo: la denuncia alle autorità competenti e la segnalazione a Crif o ad altri istituti dell’avvenuto furto affinchè esso sia documentabile e venga ripristinata la corretta storia del credito della persona.
Sulla base dei risultati dell’Osservatorio Crif sulle frodi creditizie non emergono significativi segnali di inversione di tendenza ma aumenta anzi l’aspettativa, da parte degli operatori del settore finanziario e creditizio, di una ulteriore crescita delle frodi creditizie nel prossimo futuro. Secondo i risultati di un questionario a cui hanno risposto istituti del settore finanziario e creditizio (nel periodo luglio-settembre 2007) l’84% degli operatori intervistati ritiene che le frodi creditizie aumenteranno ancora nel prossimo anno: secondo il 45% addirittura “molto”, secondo il 39% “poco”.
Nessuno degli operatori ha indicato una flessione, seppur minima, del numero dei casi di frode creditizia. L’analisi qualitativa del fenomeno presentata nell’Osservatorio Crif si è basata, inoltre, sullo studio di 1.400 casi di frodi creditizie realizzate mediante furto di identità, denunciati alle forze dell’ordine nel periodo compreso tra luglio 2006 e giugno 2007. Per quanto riguarda il profilo-tipo di vittima più diffuso, i soggetti che hanno subito una frode creditizia sono risultati essere principalmente uomini (l’81% contro il 19% delle donne).
Per quanto riguarda invece l’età delle vittime, le fasce maggiormente coinvolte sono comprese soprattutto tra i 30 e i 40 anni. In particolare, la categoria maggiormente oggetto di frode risulta essere quella dei trentenni (37% dei casi), seguita dai quarantenni (26%), cinquantenni (16%), ventenni (12%) e sessantenni (9%).Rispetto alla distribuzione geografica, dallo studio emerge che nella maggioranza dei casi (69%), la frode non viene realizzata nel luogo di residenza della vittima. Il fenomeno colpisce prevalentemente la popolazione residente in Campania, Lombardia, Lazio e Sicilia.
I liberi professionisti risultano essere i soggetti maggiormente esposti a frode. Tale dato diventa ancora più importante se, adottando una definizione estensiva di libero professionista, inclusi avvocati, i commercialisti e gli ingegneri. Seguono, poi, gli impiegati, gli operai, i pensionati, le casalinghe e sorprendentemente i disoccupati.
Dai profili emerge innanzitutto che la vittimizzazione prescinde dalla tipologia di status professionale e sociale. In secondo luogo la tecnica più diffusa di frode sembra utilizzare non tanto dati legati alla professione, quanto piuttosto i dati anagrafici (prevalentemente nome e cognome) mentre difficilmente vengono rubate sia le generalità sia la professione. In linea di massima, la professione, assieme all’indirizzo, è uno degli elementi che viene più frequentemente modificato o alterato.
Per quanto riguarda i tempi medi di scoperta delle frodi creditizie mediante furto d’identità, da parte della vittima, sono stimati in 206 giorni. Tale media sale a 580 giorni, nel caso in cui il reato consista nell’attivazione di una carta di credito e si attesta invece a circa 103 giorni nel caso di acquisto a rate con contestuale attivazione di una carta di credito.
In un caso, il tempo di scoperta è stato addirittura di 1525 giorni, cioè più di quattro anni. La maggior parte delle frodi oggetto di denuncia è riconducibile a importi inferiori a 2.000 euro oppure superiori a 10.000 euro. In particolare riguardano l’acquisto di beni a rate (51,06%) e la richiesta di finanziamenti (39,06%) risultano essere le fattispecie più diffuse. Più contenuto, invece, è il numero dei casi di frode che hanno coinvolto le carte di credito, l’apertura di conti correnti e l’emissione di assegni falsi.
Ma quali sono le ragioni alla base della crescita esponenziale di questo genere di crimine? Secondo Lodi, in sintesi, la possibilità di “farla franca” è decisiva. «La rapina – chiarisce – comporta conseguenze assai gravi. Si rischiano cioè conseguenze penali molto importanti, tanto più che a fronte ad esempio di una rapina a mano armata, l’autorità giudiziaria procede d’ufficio». Invece, «se sottraggo l’identità, le le conseguenze penali sono inferiori. Ma soprattutto – sottolinea Lodi – l’autorità giudiziaria per procedere necessita della querela di parte. Si riducono cioè le possibilità che il criminale possa essere preso».
E considerato il fatto che per arrivare alla denuncia, che è quasi sempre contro ignoti (nel 93% dei casi), passano giorni, se non anni, prima che il cittadino si accorga di quanto gli è accaduto a agisca, i conti sono presto fatti. L’autore della frode rimane infatti fondamentalmente sconosciuto, venendo infatti, individuato solo nel 6% dei casi. Le vittime che sono riuscite a risalire al ladro di identità, sono state per lo più di esercenti un’attività commerciale, di un parente o un famigliare, di un amico o di un collega di lavoro. Fondamentale a questo punto per sventare le frodi il controllo incrociato delle informazioni, reso possibile dalle banche dati come quella di Crif.
In pratica, spiega Lodi, «le banche e le società che fanno credito inviano a Crif la documentazione che viene inserita in un sistema informatizzato. Laddove il medesimo portatore di identiità dovesse chiedere un nuovo finanziamento, crif è in grado di produrre la ‘storia creditizià della persona, il “credit report”. Se il pagatore è regolare, allora il finanziamento viene rilasciatio velocemente». Ma esiste anche un modello di servizio che si chiama “Identikit” al quale ci si può iscrivere sul sito www.mistercredit.it, al costo di circa 40 euro, grazie al quale il consumatore riceve sul cellulare via sms o via mail l’informazione che a suo nome è stato richiesto un finanziamento negli ultimi giorni. Qualore dunque vi fosse una frode, si può immdiatamente attivare per fermare le pratiche.
Attivate tutte le cautele del caso, tuttavia, la prevenzione resta l’arma migliore in mano alle potenziali vittime per prevenire qualsiasi rischio. A questo proposito, Crif ha messo a messo a punto una serie di consigli. Innanzitutto conservare i documenti identificativi in un luogo sicuro, annotandone gli estremi per agevolare le eventuali denunce di furto o smarrimento. In secondo luogo è bene non consegnare ad altre persone i propri documenti, nemmeno una copia, se non è strettamente necessario e se non si è sicuri dell’accuratezza con cui i dati vengono trattati.
Ad esempio, spiega Lodi, troppo spesso si lasciano i proprio documenti in albergo. Da non fare.Altro consiglio, distruggere sempre la documentazione che riporta i dati personali prima di gettarla nella spazzatura, dalla corrispondenza alle ricevute di pagamento, agli scontrini delle carte di credito o estratti conto bancari. Esiste infatti un fenomeno recentissimo, il “trashing”: ci sono malintenzionati che cercano proprio tra i rifiuti i documenti gettati e lavorando come ad un a puzzle, ricostruiscono il cartaceo e si appropriano in questo modo dell’identità.Altra azione dalla quale non ci si deve esimere, il controllo dell’estratto conto bancario, segnalando alla banca tempestivamente eventuali transazioni non riconosciute.
Poi è importante comunicare agli istituti di credito la eventuale variazione della residenza, affinchè la corrispondenza non venga intecettata. E ancora, verificare gli strumenti di sicurezza per la registrazione e la custodia dei dati personali adottati ad esempio dai siti Internet prima di rilasciare informazioni sensibili. Non rispondere a email che chiedono dati personali, credenziali di accesso ai servizi di home banking. Infine, qualora un documento di cui si è denunciato il furto o lo smarrimento venga ritrovato, è opportuno comunicarlo all’ufficio di Polizia più vicino.
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Indebitato, contravvenzionato e denunciato senza avere nessuna colpa.
E’ la vicenda kafkiana capitata a un operaio albanese 29enne, regolarmente residente a Reggio Emilia, a cui era stata rubata l’identità.
Per anni la vittima del raggiro ha ricevuto fatture per prestazioni mediche mai pagate, multe per aver viaggiato senza biglietto su tram mai presi, contravvenzioni al codice della strada con autovetture che non aveva mai guidato e addirittura denunce per reati mai commessi.
Ma ora i suoi guai sono finiti: i carabinieri hanno scoperto e denunciato un connazionale che aveva rubato al 29enne l’identità, durante un periodo di convivenza insieme.
I carabinieri hanno identificato il responsabile del furto di identità quando questi si è recato in caserma per essere foto segnalato dopo essere stato arrestato per stupefacenti.
Qui è stato riconosciuto da un carabiniere, che aveva rilevato un incidente in cui era rimasto coinvolto, dando le generalità del 29enne.
Da qui è emersa la doppia vita del malvivente, che quando compiva qualche malefatta si spacciava per il giovane malcapitato. Secondo la ricostruzione, la falsa identità era stata usata nell’agosto 2005 per una multa sul bus, nel febbraio 2006 per guida senza patente, nel settembre 2007 per visite mediche non pagante e nel 2009 per guida in stato di ebbrezza. Nell’arresto avvenuto il 16 settembre ha dovuto invece usare la sua vera identità, per non essere smentito dalle impronte.
Per lui, oltre a concorso in detenzione di stupefacenti, si aggiungono anche le accuse di sostituzione di persona e false attestazioni sulla propria identità personale a pubblico ufficiale.