Funzionari della Agenzia delle Entrate cancellavano i debiti dei contribuenti – peccato non averlo saputo prima …
Tangenti per annullare i debiti: Manette ai furbetti del Fisco
La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato tre funzionari dell’Agenzia delle Entrate e un imprenditore, accusati, a vario titolo, di truffa informatica e corruzione, nell’ambito di un’indagine coordinata dai pm Francesco Prete e Paola Pirrotta.
I quattro sarebbero stati protagonisti di un sistema per cui alcuni contribuenti pagavano delle tangenti ai funzionari al fine di vedersi cancellati i debiti. Gli impiegati dell’Agenzia delle Entrate avrebbero inserito dei dati fasulli nel sistema informatico e avrebbero annullato le posizioni debitorie dei contribuenti. I fatti oggetto dell’indagine, che aveva gia’ portato, nei mesi scorsi, all’arresto di un altro funzionario dell’Agenzia, di due commercialisti e un investigatore privato, risalgono al biennio 2005-2006.
Gli arrestati sono: Saverio Campanella, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Abbiategrasso; Mario Olivieri, all’epoca dei fatti contestati in servizio presso l’ufficio Milano 1 dell’Agenzia e ora cancelliere alla Corte d’appello di Venezia; Pasquale Ricciardi (ai domiciliari) dell’agenzia di Rho e l’imprenditore Cristiano Veronese.
Stamattina la Guardia di Finanza ha sequestrato nell’abitazione di Campanella 190 mila euro, ritenuti la tangente che avrebbe incassato per sgravare le posizioni debitorie di Veronese. Il solo Campanella, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe causato un danno all’Erario di 4.200.000 euro. A scoprire le irregolarita’, dando il via alle indagini, e’ stato il lavoro dell’ufficio ispettivo dell’Agenzia delle Entrate.
da AGI
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Pubblici funzionari corrotti e imprenditori “furbetti”. Nell’operazione “free compliance” condotta dalla guardia di finanza e conclusasi all’alba di ieri mattina con quattro arresti, ce n’è abbastanza da far impallidire tutti i contribuenti onesti. Mazzette passate sottobanco in cambio di favori fiscali, cartelle esattoriali fatte sparire, tangenti da spartirsi tra colleghi e debiti miracolosamente estinti.
DANNI MILIONARI
In manette, questa volta, sono finiti due dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, Marco Olivieri, dell’agenzia Milano 1 e Saverio Gerardo Campanella, della sede di Abbiategrasso, e un imprenditore, Cristiano Veronese, titolare della “Data Mark Consulting Service” (una società di servizi fiscali) e della “Silver Immobiliare srl”. Pasquale Francesco Ricciardi, un altro dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Rho accusato di corruzione, si trova invece agli arresti domiciliari. Le «pratiche illecite» dei quattro sono costate milioni di euro al fisco italiano. L’indagine, partita nove mesi fa e coordinata dai pm Paola Pirotta e Francesco Prete, lo scorso giugno aveva già portato in carcere il funzionario Giuseppe Lomuti, i commercialisti Antonio Caggiula ed Enzo Astolfi, e l’investigatrice privata Emanuela Marcellino. Almeno quattro i milioni di euro sottratti al fisco dai “furbetti” milanesi.
SISTEMA PERVERSO
Il meccanismo per fregare i conti dello Stato era semplice: quando l’agenzia delle Entrate riscontra un errore nella dichiarazione dei redditi invia una «comunicazione di irregolarità» al contribuente. Ma i funzionari corrotti riuscivano a trasformare le irregolarità in dichiarazioni corrette, «l’operatore – racconta uno degli imputati – inserendo dati falsi al sistema informativo, fece risultare come versate imposte in realtà mai pagate».
IL DIECI PER CENTO
Ogni «pratica» però aveva il suo costo, e anche i funzionari corrotti pretendavano “qualcosina” per il disturbo. «Avevamo deciso – racconta uno dei dipendenti coinvolti nell’indagine – di chiedere un compenso pari al 10% dell’importo della pratica, e ciò quando l’operazione era illecita». Ventimila euro, ad esempio, per una «pratica» da 200mila notificata all’imprenditore Veronese. Il vantaggio per il contribuente «era nettissimo», e per questo l’imprenditore non esitò a consegnare la busta col denaro al furbo esattore, «per strada» e «in contanti». Ma anche quando la tangente aumenta (190mila euro per cancellare un debito da 740mila) Veronese «seppur con qualche perplessità» accetta, «ritenendo vantaggioso aderirvi».
«Un classico caso di corruzione sistemica – ha commentato il giudice delle immagini preliminari Gloria Gambitta – nella quale i singoli episodi illeciti, come gli anelli di una catena, costituiscono una parte del tutto, ossia di un sistema caratterizzato da una illegalità diffusa e sistematica»