Crisi, gli italiani tornano al Monte dei Pegni per mutui e bollette
“I clienti sono raddoppiati, se non triplicati nell’ultimo anno. L’anello di fidanzamento, l’orologio d’epoca o la spilla lasciata dalla nonna diventano sempre più spesso merce di scambio per ottenere contanti. E i consumatori denunciano: ”C’è il rischio che si speculi sul bisogno”
La crisi economica si fa sentire anche al Monte dei Pegni. I clienti che si rivolgono alle strutture gestite dalle banche italiane sono “raddoppiate, se non triplicate” nell’ultimo anno. Parola del presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, che denuncia anche il rischio che “si speculi sul bisogno, con condizioni spesso vessatorie”. Gli ultimi dati ufficiali disponibili, quelli della Banca d’Italia, sono sicuramente meno eclatanti ma certificano comunque un incremento consistente nei primi mesi del 2008, con il valore medio del pegno di circa 700 euro. Il trend è significativo e dimostra che l’anello di fidanzamento, l’orologio d’epoca o la spilla lasciata dalla nonna sono diventati sempre più spesso merce di scambio per ottenere contanti, fondamentali per pagare le bollette oppure per onorare la rata del mutuo. Quella che era vissuta come una ‘ultima spiaggia’, è diventata sempre di più una forma di finanziamento per far fronte all’emergenza. A facilitare l’accesso a questa tipologia di credito ci sono le condizioni meno impegnative rispetto a qualsiasi altro canale. La concessione del prestito non prevede infatti alcuna indagine amministrativa o patrimoniale. L’importo è semplicemente commisurato al valore di stima dell’oggetto portato in pegno.
Il tasso di interesse e gli oneri accessori, spese di custodia e assicurazione, sono fissi per tutta la durata del prestito, previsto con scadenza a sei mesi. La banca, in sostanza, si tutela esclusivamente attraverso la facoltà di vendere all’asta il bene in caso di inadempimento dell’obbligazione garantita con il pegno. I tassi di interesse sono fissati in relazione alla misura del prestito. Nel caso di Unicredit Banca, che gestisce un monte dei pegni storico come quello ereditato dalla Cassa di Risparmio di Roma, sono fissati al 13,25% fino a 10.000 euro e all’11,50% oltre questa soglia. Solamente il 10% degli oggetti rimane non riscattato dal proprietario. In generale la prima scadenza delle polizze emesse sugli oggetti in pegno scatta a tre mesi, ma è prevista l’estensione ad un anno. La polizza trimestrale si può rinnovare anche cinque volte, ma ovviamente aumentano gli interessi da pagare. Gli oggetti non riscattati, trascorsi 30 giorni dalla scadenza, finiscono all’incanto. Nella sede romana del Monte una sala è riservata alle vetrine stipate di catenine e spille d’oro, macchine fotografiche e pc portatili.
Il credito su pegno nasce durante la seconda metà del XV secolo per opera dei Frati Francescani, che istituirono nell’Italia centro-settentrionale i primi Monti di Pietà. Il motivo che spinse la Chiesa a sviluppare quest’attività fu la volontà di contrastare il dilagante fenomeno dell’usura. La perseverante opera dei predicatori seguaci di Bernardino da Siena portò così alla fondazione a Perugia, nel 1462, del primo ‘Monte’, cui ne fecero seguito altri in Umbria, nelle Marche e in Toscana. Grazie ai Francescani il credito su pegno si diffuse rapidamente in Europa. A Roma esiste una sede storica dell’attività di credito su pegno che che dà il nome anche alla piazza in cui si trova che negli anni ha sviluppato il mestiere di valutazione dei beni creando il primo Laboratorio gemmologico d’Italia, unica struttura del genere nell’Italia Centrale. Il laboratorio certifica la qualità mineralogica delle gemme, anche se montate su gioiello. Il servizio è svolto con l’ausilio di moderne attrezzature scientifiche da tecnici/gemmologi laureati. Il servizio del Laboratorio, struttura posta a presidio dell’attività di pegnorazione, si rivolge anche a privati, operatori del settore orafo, enti e organismi pubblici.
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