Così i pagamenti ritardati frenano l’Europa

Farsi pagare nei tempi stabiliti è spesso una chimera: lo sanno bene le tante aziende colpite da clienti distratti, disorganizzati o insolventi, dovendo far fronte a costi addizionali per circa 25 miliardi di euro ogni anno. La fotografia sui rischi di pagamento arriva dalla ricerca European Payment Index 2008, recentemente presentata a Milano da Intrum Justitia (società svedese leader europea del recupero crediti) al Forum delle imprese Francia-Italia.

Lo studio, realizzato tra gennaio e febbraio 2008 in 25 paesi, ha composto un indice di rischio considerando vari parametri. La media europea del 2008 è 150, in crescita dal 2007 (149) ma in miglioramento dal 2004 (152,3). Questo numero non comporta una vera situazione di emergenza, ma è un campanello d’allarme per misure urgenti di prevenzione e difesa.

Virtuosi e lassisti: la geografia dell’insolvenza

Tra i principali parametri dell’indice, la durata media dei pagamenti e quella dei ritardi, le perdite dichiarate dalle aziende. La ricerca si basa su dati puramente numerici e statistici, a prescindere dal valore dei singoli crediti. L’isola felice rimane la penisola scandinava, con i pagamenti effettuati normalmente in 30 giorni contro il dato europeo di 55,5 giorni. La maglia nera spetta a Portogallo, Grecia e Cipro, ma anche l’Italia è tra i fanalini di coda con un ritardo medio di 28 giorni (+4,1 rispetto il 2007).

Per quanto riguarda le perdite dei pagamenti dovuti, il livello europeo è salito da 1,9 a 2% nel corso di un anno. La percentuale minore spetta alla Finlandia (0,6%), mentre i rischi maggiori si concentrano in Lituania e Repubblica Ceca (3%). L’Italia, su questo versante, è più virtuosa rientrando nel gruppo dei paesi con percentuale compresa tra uno e 1,9 insieme a Francia, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia. La tendenza è ugualmente negativa nel nostro paese, essendo passata da 0,8 a 1,6 nel periodo 2004-2008. L’indice di rischio complessivo è superiore di otto punti alla media europea, 158 contro 150.

I profili dei debitori e l’urgenza di agire

Quali sono le cause dei ritardi? Innanzi tutto le difficoltà finanziarie d’imprese e clienti privati, dovute allo scenario di rallentamento economico e aumento dei prezzi. In secondo luogo, il ritardo intenzionale, seguito dalle inefficienze amministrative e dalle contestazioni. Il livello dell’indebitamento indica in modo chiaro il rischio legato ai pagamenti: secondo la Banca d’Italia, nel giugno 2007, le famiglie italiane erano impegnate per il 49% del reddito disponibile, mentre il debito aziendale aveva raggiunto il 69% del Pil. Un aspetto essenziale della lotta all’insolvenza, secondo Intrum Justitia, è la conoscenza del profilo psicologico dei debitori privati e business, per meglio comprendere le loro azioni e rendere più sicura la strada del recupero creditizio.

Intrum ha così elaborato sette categorie (specialisti, selettivi, insolventi e così via) scoprendo, inoltre, che i clienti e le aziende migliori si trovano rispettivamente in Lombardia e Veneto, mentre quelli peggiori sempre in Campania. Il problema è che la maggior parte delle imprese italiane considera l’intervento di una società recupero crediti come un’invasione di campo, ricorrendo ai suoi servizi quando spesso è troppo tardi, mentre Intrum consiglia di non aspettare oltre due settimane dal mancato pagamento per inviare il primo sollecito.

di Luca Re

da Il Sole24ORE

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24 agosto 2008 alle 9:23 am

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