Conti correnti: in arrivo la commissione che sostituirà il massimo scoperto – finiremo dalla padella alla brace?
Se siete al mare sotto l’ombrellone o in cima ai monti, fate attenzione, al rientro dalle ferie potreste trovare amare sorprese sul vostro conto in banca.
Le banche stanno lavorando freneticamente per sostituire il massimo scoperto, una delle commissioni più odiate da imprenditori, artigiani e privati che utilizzano i fidi bancari con un altro marchingegno che, in certi casi, potrebbe essere ancora più costoso del precedente. L’Associazione bancaria italiana (Abi) e la Banca d’Italia hanno dichiarato la fine della commissione di massimo scoperto (Cms) che, come è noto, è applicata sulla punta massima trimestrale dello scoperto di conto, anche se si realizza per brevi periodi ed anche se il debito è contenuto nel limite del fido.
La decisione è stata presa sotto la pressione non solo delle associazioni di difesa dei consumatori, ma soprattutto sotto i colpi dei Tribunali che, specie negli ultimi mesi, hanno messo sul banco degli accusati (in sede civile – per rimborso di danni – ma addirittura in sede penale – per applicazione di tassi usurari- ) le banche ed i loro direttori. Tuttavia nel mondo del credito nessuno sembra voler rinunciare alla gallina dalle uova d’oro: la Cms è infatti è una fonte di ricche commissioni per il sistema bancario. Secondo un’indagine dell’Antitrust, la media della Cms è pari allo 0,66% dei fidi utilizzati. In pratica, se le banche aumentassero di 0,66% il tasso medio ai clienti otterrebbero lo stesso risultato, ma scatenando reazioni imprevedibili.
Insomma, abolita la commissione di massimo scoperto, se ne introduce un’altra. Ecco quindi uffici studi, uffici legali, uffici marketing al lavoro per trovare una fonte alternativa di reddito. Molte banche si stanno orientando verso una commissione per la concessione del fido, applicata trimestralmente sull’importo del credito concesso. Ma attenzione: la commissione si applica indipendentemente dall’utilizzo effettivo del fido. Vediamone gli effetti considerando un fido di 100 mila euro utilizzato per tre mesi solo al 50% – perché, fortunatamente per lui, il debitore ha un buon equilibrio finanziario – con una commissione «concessione fido» dello 0,2%. Con un tasso del 15% pagherà 1.875 euro d’interessi oltre a 200 euro fissi; costo effettivo circa il 18%; se l’utilizzo avviene solo per un mese, il costo effettivo sale al 22% circa. Un aggravio di costo variabile, a seconda dei casi indicati, dal 20% al 45%.
Insomma, al rientro dalle ferie, sarà bene contattare subito il direttore della propria banca. Innanzitutto per esigere la comunicazione in forma scritta dell’importo del fido in essere – oggi è una prassi non molto diffusa – per giustificare la commissione trimestrale.
In secondo luogo per negoziare la nuova commissione, e magari chiederne l’azzeramento: già oggi ci sono casi di «franco massimo scoperto». Terzo: fare valutazioni approfondite (non certo facili specie per i piccoli affidati) per vedere se conviene continuare a pagare la Cms o la nuova commissione. Già perché almeno per un periodo transitorio resteranno probabilmente in essere entrambe, lasciando la decisione al cliente.
Attenzione a non fare l’errore di ridurre il fido in essere: se per caso il debitore che oggi ha un buon equilibrio finanziario e non utilizza al 100% i limiti concessi puntasse a risparmiare ma poi si trovasse all’improvviso a dover utilizzare di più (per una grossa fornitura insoluta, essante, ecc.) si troverebbe a dover subire altre, pesanti penali per sconfinamento o addirittura a vedersi negata la possibilità di sconfinare, con tutte le conseguenze immaginabili.
di Gianluigi De Marchi
da La Stampa
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Ok, sig. Calò. Ho capito.
La domanda gliela rigiro io.