Il boom del prestito agli studenti – Il «finanziamento d’onore» per l’università
In Italia si diffonde il meccanismo che consente di pagarsi gli studi con un contributo da restituire, con il futuro lavoro, a partire da fine corso. Negli ultimi tre anni aumenti fino al 177%. Un fondo pubblico affianca le iniziative degli istituti privati. Stanziate erogazioni per 33 milioni di euro. Le maggiori richieste per le discipline economiche e giuridiche.
Barack Obama ne ha parlato diverse volte durante la campagna elettorale: non è da molto tempo che ha finito di pagare il suo prestito d’onore per l’università. «E non sono più un ragazzino » ha detto. In America, dove la retta del college è cresciuta del 40 per cento negli ultimi cinque anni e sette milioni di studenti usufruiscono del programma federale dei prestiti per lo studio, il primo candidato nero alla Casa Bianca è riuscito a liquidare i debiti universitari con il successo del suo primo libro, solo poco tempo fa.
Una pratica abbastanza comune negli Stati Uniti, quella del prestito «universitario», che piano piano si sta diffondendo anche in Italia. Studenti indebitati già prima di trovare lavoro?
Intesa Sanpaolo, una delle prime banche da noi a fiutare il crescente interesse del settore, nel 2005 ha erogato 1.800 finanziamenti rivolti agli studenti e, a oggi, l’istituto di credito ha emesso circa cinquemila prestiti per un valore di oltre 25 milioni di euro, con un incremento del 177%. E il 2008 non è ancora finito. I numeri parlano da soli: dalle 1.800 richieste del 2005, Intesa ha concesso 2.600 prestiti nel 2006, per arrivare a circa 3.700 stock nel 2007. «E le richieste aumenteranno ancora» spiegano dalla banca guidata da Corrado Passera che stima una crescita «sostanziale» delle domande nei prossimi anni. Che si differenziano a seconda del settore formativo di provenienza dello studente e dell’area geografica di appartenenza. Il numero di domande sale, per Intesa Sanpaolo, al Nord (43%) e al Sud (41%) mentre è decisamente più basso al Centro Italia (3%). Il settore economico-giuridico è l’area disciplinare di studio in cui il prestito d’onore ha più appeal (41%) seguito da Ingegneria e Architettura (34%), Medicina (10%) e facoltà umanistiche (8%). Anche gli stranieri che studiano in Italia hanno cominciato ad affidarsi alle banche, tant’è che il 7% delle domande viene da ragazzi dell’Unione Europea e un altro 7% da studenti extra Ue.
Unicredit, il gruppo bancario di Alessandro Profumo, ha chiuso il biennio 2006-2008 con un totale erogato pari a 3,5 milioni di euro e ha all’attivo diverse convenzioni con gli atenei italiani. Il finanziamento medio concesso è di circa 10 mila euro anche se le proposte da parte dell’istituto di credito variano: si va dal prestito per l’acquisto di un portatile (da 500 a 5.000 euro), fino a quello riservato per pagare le tasse di un master (da 1.000 a 15 mila euro). Del resto i costi a carico degli universitari sono sempre più alti: innanzitutto le tasse. Si parte da circa 300 euro fino ad arrivare anche a 1.579 euro l’anno nel caso di un’università statale come La Sapienza. E poi i libri, l’affitto di una camera che per un fuori sede in una città come Roma si traduce in una vera e propria stangata.
Alcuni percorsi formativi ad alta specializzazione post-laurea poi, possono arrivare a costare anche 40 mila euro (come per i master in business administration). Chi non ce la fa, si affida alle banche.
Al di là dell’Oceano, gli istituti finanziari nati negli anni ’70 per prestare questo servizio ai giovani sono diventati macchine estremamente redditizie su cui l’anno scorso si sono imbattute diverse inchieste federali. In America le richieste da parte dei giovani, tra prestiti e borse di studio, sono aumentate fino all’82% negli ultimi dieci anni.
Da noi il Governo, in collaborazione con l’Associazione bancaria italiana, ha realizzato a marzo un progetto («Diamogli credito») in cui gli studenti modello dai 18 ai 35 anni possono richiedere un prestito, fino a 6 mila euro, rimborsabile in (massimo) tre anni con un tasso annuo (inferiore alla media di questo tipo di finanziamenti che varia tra il 6 e l’8 per cento) del 5,8%. Nel caso di mancato rimborso, vengono condonati allo studente i primi tre mesi di ritardo, con il solo addebito degli interessi. Dopodiché la banca può attivare il fondo di garanzia che rifonderà il 50 per cento del debito insoluto e lo studente finirà nel registro degli insolventi della Centrale rischi. Il fondo istituito dallo Stato è di 33 milioni di euro per il triennio 2007-2009. Nei primi quindici giorni sono arrivate 280 richieste di finanziamenti agevolati per un totale di 928 mila euro erogati. Gli ultimi dati disponibili (fine maggio) parlano già di 2,3 milioni di euro finanziati per oltre 1.477 richieste. I soldi possono essere utilizzati per un programma Erasmus, piuttosto che per pagare le spese connesse alla locazione per i ragazzi che studiano fuori casa.
All’Alma Mater Studiorum di Bologna, il «prestito d’onore» è stato introdotto a partire dal 2004. Per le lauree specialistiche si è passati da 61 richieste totali dell’anno accademico 2004/2005 a 134 domande presentate invece nel 2006/2007, con un incremento del 119 per cento. Nel complesso invece, l’aumento è stato di molto inferiore (da 192 domande a 208). Segno che in Italia, dicono dall’ateneo bolognese, a differenza di quanto è avvenuto altrove, «c’è ancora una certa naturale diffidenza verso l’indebitamento a fronte di una situazione di incertezza sulla redditività futura ».
Perché la logica di questi prestiti è quella di offrire la possibilità di frequentare l’università e di rientrare nel debito, a seconda del contratto stipulato con la banca, anche fino a otto anni dopo l’apertura del finanziamento. Quando si presume che lo studente, finito il percorso formativo universitario, abbia cominciato ad accumulare reddito attraverso il lavoro.
Una teoria che non sempre coincide con quanto accade nella realtà.
di Corinna De Cesare
da Corriere della Sera
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