Aste al ribasso su Internet: gioco di abilità o gioco d’azzardo?

Da qualche tempo stanno prendendo piede sul web le cosiddette “aste al ribasso” che presentano caratteristiche diverse dalle tradizionali “aste al rialzo” (ad esempio il sistema utilizzato su eBay), prima tra tutte quella di consentire l’acquisto di beni anche di pregio, come autovetture e moto, a prezzi molto bassi.

Il funzionamento generale di questi siti appare a prima vista estremamente semplice.

Infatti, in via molto generale, chi vuole comprare un oggetto “al ribasso” deve presentare un’offerta unica e più bassa rispetto a quelle presentate dagli altri offerenti. In altre parole, l’offerente deve, al tempo stesso, riuscire a fare l’offerta più bassa ed essere l’unico ad averla lanciata.

Al fine di poter partecipare, il titolare del sito web richiede, per ciascuna offerta che il partecipante intendesse fare, una somma di denaro di entità variabile (generalmente non superiore ai 2 euro); tale somma viene prelevata da un conto corrente precedentemente aperto – in alcuni casi nel momento stesso dell’iscrizione al sito – e contemporaneamente si viene informati sullo stato della propria offerta (se dunque è l’unica nonché la più bassa).

A prima acchito, sembrerebbe dunque  che l’unica differenza fra le aste tradizionali e quelle al ribasso sia che a vincere è l’offerta più bassa e non quella più alta.

Beni molto costosi vengono aggiudicati a pochi euro, se non a pochi centesimi. Ma sicuramente questa non è l’unica differenza, basti pensare ai motivi che spingono gli utenti a partecipare alle aste.

L’utente che partecipa alle aste on line tradizionali, di solito, spera di poter aggiudicarsi il bene di cui ha bisogno ad un prezzo conveniente. Mentre chi partecipa alle aste al ribasso lo fa non perché ha la necessità di acquistare il bene ma perché spera di aggiudicarsi il bene, il cui valore di mercato è di varie centinaia, se non di migliaia di euro, a fronte di un’eventuale perdita minima di 2€, che è il costo da sostenere per poter fare un’offerta.

Sembrerebbe quindi che le aspettative siano le stesse di chi compra un biglietto della lotteria e spera che venga estratto.

Ne consegue che le aste al ribasso sono un gioco che danno la possibilità di vincere televisori LCD, macchine, moto ……, rischiando qualche euro.

Occorre ora stabilire se si tratti di gioco d’azzardo caratterizzato dal rischio; di gioco di abilità caratterizzato dalla ricerca di una strategia vincente che ha come fine l’aggiudicazione del premio o di c.d. gioco lecito.

Per stabilire ciò è necessario porsi la seguente domanda: “chiunque partecipa alle aste al ribasso può aggiudicarsi l’asta?” .

Risposta: ”No, le aste possono essere vinte solo dai giocatori professionisti e non dagli utenti occasionali, o meglio la possibilità che un giocatore occasionale possa vincere è così bassa da ritenere che sia impossibile”.

A questa conclusione è giunto uno studente di 19 anni Piero Tofy che ponendosi delle semplici domande ha cercato di rispondere con metodo empirico ai suoi quesiti. Alla fine è giunto alla seguente conclusione: “Spero che questa mia esperienza sia di aiuto per molte persone e possa evitare inutili sprechi di soldi per ingrassare una delle idee più truffaldine e geniali dell’anno: le aste al ribasso” (leggi l’articolo).

Il giocatore occasionale ha più possibilità di vincere partecipando ad aste il cui valore del bene sia di poche centinaia di euro, che non quando si tratti di beni molto costosi. I giocatori professionisti non hanno nessun interesse a partecipare a queste aste.

In breve, la possibilità di vincere per il giocatore occasionale è inversamente proporzionale al valore del bene messo all’asta. Più il bene è costoso e meno possibilità di vincita si hanno.

La partita, quindi, si gioca fra giocatori professionisti, cioè persone che amano il rischio e sono disposte ad investire soldi su quella “giocata”. In pratica non fanno altro che concentrare le loro offerte su range molto ampi, per esempio da 0€ ad 1€.

Stabilito che le componenti principali non sono l’abilità o la fortuna ma è soprattutto il rischio, in quanto vengono giocate somme considerevoli in funzione del valore del bene, non è possibile sperare di vincere confidando sul proprio intuito o sul sentirsi fortunati: occorre rischiare somme considerevoli di denaro perché vi siano delle concrete possibilità di vincita.

Si arriva così alla conclusione di dover assoggettare le aste al ribasso al gioco d’azzardo e non certo alle altre tipologie di gioco. Il meccanismo è proprio quello di una partita di pocker, dove, in una sola giocata, si può vincere tutto o viceversa trovarsi con le tasche vuote.

Come tutti i giochi d’azzardo può portare alla dipendenza dal gioco, in quanto i meccanismi mentali sono proprio quelli dell’azzardo.

È auspicabile l’intervento del legislatore onde chiarire una volta per tutte la natura giuridica delle aste al ribasso e che soprattutto i cittadini vengano informati sulle reali possibilità che hanno di poter vincere.

Tratto dagli articoli di

Fulvio Sarzana da Altalex

Paolo Franzida Altalex

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28 agosto 2008 alle 7:28 am

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